www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 10 agosto 2026

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di Massimo Boccucci

È stato soprannominato il Torinese Volante e l’Angelo per la sua falcata leggera, fluida ed elegante. Livio Berruti è sempre stato considerato il simbolo dell’Italia del boom che aprì i magici anni ’60 con le Olimpiadi di Roma e la sua strepitosa medaglia d’oro sui 200 metri. Vinse ventunenne con il tempo di 20 secondi e 5 decimi, fatto registrare già nelle semifinali nell’eguagliare il record mondiale della specialità. Se n’è andato all’età di 87 anni. Era nato a Torino il 19 maggio del 1939; si è spento ieri in una clinica torinese, dopo una breve malattia.

Si raccontava con semplicità e dava un senso tutto umano a certe imprese. «Ero un turista dello sport – disse -, lo praticavo con disincanto, per me era gioia e i risultati sono venuti senza che io me ne sia reso conto».

Fece notizia anche per il suo flirt con Wilma Rudolph, la sprinter americana che sulla pista dell’Olimpico vinse tre ori, sui 100, 200 metri e la 4×100, scomparsa nel 1994 a 54 anni. 

Berruti si avvicinò all’atletica da adolescente, mentre a Torino frequentava il liceo classico Cavour. Inizialmente era interessato soprattutto al tennis, ma i risultati ottenuti nelle gare di velocità lo convinsero a dedicarsi alla pista. La sua crescita fu rapidissima, nel 1957 vinse il suo primo titolo italiano nei 100 e nei 200, dando inizio a una lunga serie di successi in campo nazionale.

Il 1960 l’anno della consacrazione, il 3 settembre la semifinale dei 200 metri da giovane outsider realizzando una prestazione straordinaria. Poche ore dopo tornò in pista per la finale, lasciandosi dietro l’americano Lester Carney e il francese Abdou Seye. Berruti divenne il primo velocista europeo a conquistare l’oro olimpico nei 200.

Le immagini della finale, con Berruti che corre con i suoi caratteristici occhiali scuri, sono diventate una delle fotografie simbolo dello sport italiano. Rimase a lungo un dilettante autentico, conciliando l’attività sportiva con gli studi.

Si laureò in chimica industriale all’università di Torino, senza abbandonare l’atletica dopo il trionfo olimpico. Nel corso della carriera conquistò 15 titoli italiani: 6 nei 100 metri, 8 nei 200 e uno nella 4×100. Il suo nome è nell’olimpo dei grandi italiani dello sport. Libero di correre. Anche adesso.