di Massimo Boccucci
Non c’è uno che uno capisca e dia un senso alla scelta di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico della Nazionale, se non Paolo Maldini e Leonardo che l’hanno voluto, soprattutto per amicizia e stima. C’è invece una bufera senza precedenti dopo la nomina, non accompagnata ancora dalla firma e l’ufficializzazione, per le ombre tra le critiche che vengono da larghissima parte dell’opinione pubblica e perfino dalla politica che cavalca i malumori, con in testa il presidente del Senato, l’interista incallito Ignazio La Russa, unica seconda carica dello Stato al mondo che parla continuamente di calcio, che è uscito allo scoperto bocciando Pirlo e promuovendo il ritorno di Antonio Conte.
Si fa fatica a credere che la mossa di incontrare Pep Guardiola fosse qualcosa di veramente perseguibile e non la mossa per far vedere che senza un top valesse la pena cominciare da uno sotto zero con uno curriculum da allenatore inesistente, facendolo presentare come calcio moderno, progetto a lungo termine e nessun problema di extrabudget per l’ingaggio.
Il diavolo, anche in riferimento alla matrice tutta milanista dell’operazione, fa le pentole e anche i coperti in questa storia, perché l’inghippo mette in serio imbarazzo un neo eletto presidente federale ma dirigente di lungo e vincente corso come Giovanni Malagò. I legami con la società di scommesse russa Fonbet, di cui Pirlo è global ambassador, e con l’oligarca Sergey Lomakin, attuale presidente dello United Fc, hanno aperto un caso nazionale che complica lo scenario.
Maldini, uomo di calcio e di campo, non poteva immaginare le reazioni a catena da quando l’investitura di Pirlo era cosa fatta. Malagò teme questa buccia di banana, per questo avrebbe mandato segnali che con il suo preferito Roberto Mancini e anche, in alternativa, Antonio Conte non ci sarebbero problemi.
Il direttore tecnico, però, non ne vuol sapere, ritenendo Pirlo un allenatore moderno e disposto a sposare un progetto a lungo termine. Tradotto: se Pirlo dovesse saltare, potrebbe fare un passo indietro anche Maldini, e con lui Leonardo.
Maldini è capa tosta, tanto da aver ritenuto insanabile la frattura con Gerry Cardinale, uscendo di scena dal Milan per non accettare una convivenza che riteneva forzata. Il rischio, adesso, è che su Pirlo possa immolarsi ancora se la faccenda non si risolve accettandolo come commissario tecnico senza se senza ma.
Non c’è uno che uno capisca e dia un senso alla scelta di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico della Nazionale, se non Paolo Maldini e Leonardo che l’hanno voluto, soprattutto per amicizia e stima. C’è invece una bufera senza precedenti dopo la nomina, non accompagnata ancora dalla firma e l’ufficializzazione, per le ombre tra le critiche che vengono da larghissima parte dell’opinione pubblica e perfino dalla politica che cavalca i malumori, con in testa il presidente del Senato, l’interista incallito Ignazio La Russa, unica seconda carica dello Stato al mondo che parla continuamente di calcio, che è uscito allo scoperto bocciando Pirlo e promuovendo il ritorno di Antonio Conte.
Si fa fatica a credere che la mossa di incontrare Pep Guardiola fosse qualcosa di veramente perseguibile e non la mossa per far vedere che senza un top valesse la pena cominciare da uno sotto zero con uno curriculum da allenatore inesistente, facendolo presentare come calcio moderno, progetto a lungo termine e nessun problema di extrabudget per l’ingaggio.
Il diavolo, anche in riferimento alla matrice tutta milanista dell’operazione, fa le pentole e anche i coperti in questa storia, perché l’inghippo mette in serio imbarazzo un neo eletto presidente federale ma dirigente di lungo e vincente corso come Giovanni Malagò. I legami con la società di scommesse russa Fonbet, di cui Pirlo è global ambassador, e con l’oligarca Sergey Lomakin, attuale presidente dello United Fc, hanno aperto un caso nazionale che complica lo scenario.
Maldini, uomo di calcio e di campo, non poteva immaginare le reazioni a catena da quando l’investitura di Pirlo era cosa fatta. Malagò teme questa buccia di banana, per questo avrebbe mandato segnali che con il suo preferito Roberto Mancini e anche, in alternativa, Antonio Conte non ci sarebbero problemi.
Il direttore tecnico, però, non ne vuol sapere, ritenendo Pirlo un allenatore moderno e disposto a sposare un progetto a lungo termine. Tradotto: se Pirlo dovesse saltare, potrebbe fare un passo indietro anche Maldini, e con lui Leonardo.
Maldini è capa tosta, tanto da aver ritenuto insanabile la frattura con Gerry Cardinale, uscendo di scena dal Milan per non accettare una convivenza che riteneva forzata. Il rischio, adesso, è che su Pirlo possa immolarsi ancora se la faccenda non si risolve accettandolo come commissario tecnico senza se senza ma.