di Massimo Boccucci
Due stadi americani modernissimi con l’aria condizionata ospitano le semifinali del Mondiale, alla faccia del derelitto calcio italiano che pensa solo al puzzle delle poltrone e a fare la raccolta delle figurine con gli incarichi. Stasera Francia-Spagna, alle 21 ora italiana con diretta tv in chiaro su Rai Uno, all’AT&T Stadium di Arlington, in Texas, noto anche come Dallas Stadium, uno dei più grandi in America, inaugurato il 27 maggio 2009, dotato di un potente sistema di aria condizionata e di un tetto retrattile. Con temperature esterne che possono superare i 40 gradi, l’impianto mantiene costantemente la temperatura interna intorno ai 20 gradi, garantendo un clima confortevole per gli spettatori. Stesse caratteristiche per il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta che domani, sempre alle 21 italiane, vedrà in campo Inghilterra e Argentina.
Francia e Spagna si ritrovano di fronte dopo la semifinale di Euro 2024, vinta dagli iberici per 2-1 in rimonta. L’ago della bilancia pende dalla parte della nazionale di Didier Deschamps che contro il Marocco nei quarti ha dato prova di forza e autorevolezza, anche dopo il rigore non trasformato da Mbappé. La Roja, invece, ha superato il Belgio grazie a Merino decisivo nel finale. La selezione di Luis de la Fuente va a sprazzi e deve ancora vedere esplodere Yamal, che ieri ha compiuto 19 anni e cerca stasera il regalo più prezioso. La sfida a distanza tra Mbappé e Yamal accende la fantasia.
Si arriva alle ultime tre partite di questo Mondiale e già si parla della prossima formula che potrebbe allargare il format da 48 a 64 nazionali, nonostante le feroci critiche che travolgono continuamente Gianni infantino. Nei progetti futuri della Fifa c’è infatti un’espansione ulteriore, secondo quanto ha fatto intendere il presidente guardando al 2030.
Per le finali del 2026, organizzate da Stati Uniti, Canada e Messico, la competizione è stata ampliata a 48 squadre, un aumento rispetto alla versione a 32 nazioni che si è svolta dal 1998 al 2022. Il torneo del 2030 si svolgerà in 6 nazioni e 3 continenti: l’Uruguay, Paese ospitante del 1930, l’Argentina, vincitrice dell’edizione 2022, e il Paraguay (sede della Conmebol, l’organo di governo del calcio sudamericano) ospiteranno una partita ciascuno all’inizio della competizione, mentre le restanti partite (101 per un torneo a 48 squadre) saranno suddivise tra Marocco, Portogallo e Spagna.
Nel settembre 2025, la Fifa ha avviato delle discussioni sull’eventuale espansione del torneo per il 2030, dopo aver ricevuto una proposta formale da una delegazione di influenti leader sudamericani. «Sicuramente è una questione che verrà esaminata e discussa nei comitati competenti dopo questo Mondiale – ha dichiarato Infantinol -, la coppa è per il mondo intero e non solo per l’Europa e il Sud America».
Per Infantino «ogni nazione dovrebbe poter sognare di partecipare al Mondiale. Si può notare che la qualità delle squadre è estremamente elevata e sta aumentando sempre di più in tutto il mondo. Se non si dà ai Paesi più piccoli la possibilità di partecipare alla Coppa del Mondo, mancherà loro l’incentivo a continuare a migliorare». A sentire lui, l’ampliamento a 48 squadre è stato «un successo al 100 per cento».
Gli sfuggono le critiche che vengono da ogni latitudine, come l’ultima del commissario tecnico del Ghana, Carlos Queiroz, che dopo la fase a gironi ha esternato su quanto il format abbia svalutato il processo di qualificazione e trasformato il torneo in qualcosa di «volgare e ordinario». Infantino sembra non aver capito.