www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 13 giugno 2026

https://www.ilmessaggero.it/podcast/prima_pagina/primapagina_13_giugno_podcast_messaggero-9590042.html

di Massimo Boccucci

Ha voltato pagina la Juventus che con un colpo di bacchetta magica è passata da Damien Comolli a Giovanni Carnevali, 65 anni, investito ieri dal consiglio di amministrazione bianconero del doppio incarico di amministratore delegato e direttore generale del club, dopo avere accettato le dimissioni di Comolli che riceverà una buonuscita di 850mila euro lordi mentre la società rinuncia a chiedere indietro il bonus alla firma.

L’uomo che dal 2014 ha dato continuità al fenomeno Sassuolo, si è detto orgoglioso e onorato di entrare nel mondo Juve, ringraziando per la fiducia e parlando di sfida da affrontare con grande senso di responsabilità. Non trova le condizioni per ricostruire da zero, dato che c’è tutto il peso ingombrante di Luciano Spalletti, al quale la Juve ha prolungato il contratto senza legarlo alla qualificazione in Champions League, miseramente fallita con un finale di campionato allucinante.

John Elkann spera di aprire un ciclo con Carnevali, partendo dalla missione di rinnovare l’organico con le cessioni, come ha fatto spesso al Sassuolo. Il contesto è profondamente diverso, perché in Emilia ha preso giocatori a buon mercato, li ha visti maturare senza particolari pressioni, per poi rivederli a cifre importanti. Torino non è Sassuolo isola felice, tra le aspettative deluse della tifoseria bianconera e gli investimenti senza ritorno.

Carnevali si ritrova giocatori che hanno fatto poco o niente, da Openda a David, da Koopmeiners a Di Gregorio. Cedere senza rimetterci sarebbe già un grosso risultato. Si aggiunga che dovrà agevolare il rilancio del capitano Locatelli, ritrovandolo dal Sassuolo e che nell’ultima stagione ha viaggiato tra pochi alti e molti bassi. Il nuovo dirigente butterà un occhio sui giovani e sul progetto Next Gen. Rifondare è l’imperativo categorico, sarebbe stato meglio se non avesse trovato Spalletti già confezionato a sua insaputa.

Nel giorno, quello di ieri, di Carnevali alla Juve, Alberto Aquilani nuovo allenatore del Sassuolo e Ignazio Abate del Torino, pronti entrambi all’esordio in Serie A dopo aver fatto benissimo nell’ultima stagione in B con Catanzaro e Juve Stabia, è montato il caso dell’esternazione di Gianni Infantino sul nuovo formato della Coppa del Mondo.

Il presidente della Fifa ha tirato fuori una battutaccia: «Con 64 squadre forse si qualificherebbe l’Italia. Magari dovremmo arrivare a 228 per vedere se ci riesce». Voleva fare lo spiritoso, magari per stemperare le tensioni sui siluri che gli arrivano continuamente da Michel Platini, il quale ha ricordato spesso quanto lui e Alexander Ceferin, presidente dell’Uefa, siano scarsamente competenti e usurpatori di poltrone. La politica ha reagito sdegnata e qualcuno ha ricordato a Infantino che è un tifoso dell’Inter ironizzandoci sopra. Dietro la battuta c’è però l’intenzione reale – dicono alcuni – di voler allargare ancora di più il Mondiale per fare soldi. Di male in peggio.