LA STORIA
GUBBIO In gabbia all’aria aperta, tra la vegetazione e le testimonianze del passato come il Tempietto, forse anche l’inconsapevole timore dei cinghiali che a parco Ranghiasci sono spesso di casa. Quella che, dall’ingresso di via Gabrielli salendo verso via della Cattedrale, doveva essere una full immersion in questo angolo di paradiso, voluto dalla nobile famiglia dei Ranghiasci a metà dell’Ottocento, si è trasformata nella paura di trascorrere la notte nel parco perché il cancello d’ingresso era chiuso. Una famiglia di turisti proveniente dalla Lettonia è rimasta bloccata nella serata di martedì. Intorno alle ore 20.10 alcuni residenti di via Gabrielli hanno notato le persone impossibilitate a uscire e hanno cercato aiuto.
È stato contattato il consigliere comunale di minoranza Jacopo Cicci, ed è emerso che la famiglia era effettivamente rimasta nell’area. Dirigendosi verso l’uscita di via della Cattedrale, la famiglia lettone ha scoperto che l’accesso era chiuso per lavori: costretta a tornare indietro ha impiegato più tempo del previsto e nel frattempo il cancello principale è stato chiuso, senza che venisse verificata la presenza di persone ancora all’interno del parco. Si è reso necessario rintracciare uno dei custodi in possesso delle chiavi. Dopo alcuni tentativi a vuoto di contattare la polizia locale, indicata come riferimento sul cartello, è stato possibile individuare l’incaricato, grazie alla disponibilità di alcuni dipendenti comunali.
La vicenda si è risolta bene ma finisce nella polemica politica. «Pur riconoscendo la tempestività di chi è intervenuto – spiega il gruppo consiliare Gubbio Futura del quale Jacopo Cicci fa parte -, l’episodio evidenzia una serie di criticità che non possono essere ignorate». Tra queste, la presenza di cartelli con orari differenti tra loro, senza indicazioni almeno in lingua inglese, con la scarsa evidenza delle informazioni sulla chiusura dell’accesso di via della Cattedrale. Si aggiunga la difficoltà nel reperire rapidamente i numeri utili dall’interno del parco e la mancata risposta del recapito della polizia locale quando c’è bisogno. «Parco Ranghiasci rappresenta uno dei principali biglietti da visita della città – osserva il gruppo consiliare -, non è accettabile che ci si possa ritrovare chiusi all’interno senza sapere a chi rivolgersi. Si rischia di compromettere l’immagine di accoglienza ed efficienza». Il movimento ha annunciato un’interrogazione urgente in consiglio comunale per che vengano chiarite «le modalità con cui si è verificato l’episodio, le eventuali responsabilità e le misure necessarie affinché fatti analoghi non si ripetano».
Massimo Boccucci