di Massimo Boccucci
Quando pensi che il calcio italiano abbia toccato il fondo e potrebbe solo risalire, ecco che scopri quanto il fondo in realtà sia ancora più a fondo, come dimostra una volta di più l’assurda vicenda di Roma-Lazio che si trascina dietro le altre quattro partite interessate alla corsa Champions. Nel bel mezzo delle celebrazioni interiste per il doblete tra scandali, inchieste e rotoli di carta igienica sulla derelitta Serie A, ieri sera è arrivata la decisione che si giocherà domenica a mezzogiorno il derby capitolino e con esso anche Pisa-Napoli, Juve-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma.
L’accordo tra Lega e Prefettura ha sciolto l’intricato nodo, dopo che Il Tar del Lazio aveva deciso di non decidere, rinviando il caso all’Avvocatura dello Stato, sul ricorso della Lega Serie A per l’annuncio da parte della Prefettura di posticipare Roma-Lazio a lunedì sera tra le reazioni furenti dei tifosi giallorossi, spalleggiati dalla società, ricordando che i laziali invece continuano a contestare Lotito.
L’allenatore della Lazio, Maurizio Sarri, dopo la finale di Coppa Italia ha detto: «Ho la sensazione che se si gioca di lunedì vengo, domenica alle 12.30 giocano loro. Se fossi il presidente non presenterei nemmeno la squadra, tanto per noi è uguale, prendiamo un punto di penalizzazione ed è chiusa lì. Gli errori clamorosi li ha fatti la Lega Serie A, che a Torino ha messo il derby durante le Atp Finals e qui il derby durante gli Internazionali. Ora bisogna rimediare, ma il prefetto è stato chiarissimo. Nessuno si è scusato dell’errore. Ci sono 4 squadre che si stanno giocando una partita da 80 milioni: questo non è calcio, è qualcosa di diverso». Sarri nella foga si è pure dimenticato dell’altro pasticcio su Milan-Como per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina a febbraio.
Lo squallore del campionato non ferma la passione dei tifosi, che vengono vergognosamente messi in un angolo. Quelli di 10 squadre coinvolte in questo teatrino possono aver già comprato i biglietti, prenotato mezzi e alberghi ritrovandosi a perdere tutto, coi milanisti oltremodo penalizzati perché a Genova, per esempio, si è deciso di vietare la trasferta senza una ragione, se non pararsi dietro la solita formula dei motivi di ordine pubblico.
Ha capito tutto Angelo Binaghi, il presidente della Federazione tennis e padel, che con l’ironia ha stroncato la Figc e la Lega: «Sicuri che si debba spostare il tennis e non il calcio? Non si spostano gli Internazionali perché un deficiente ha fatto un calendario con i piedi». Più chiaro di così. Ora si può anche aprire un altro rotolo di carta igienica sul campionato più ridicolo della storia.