Il Messaggero Umbria 4 maggio 2026

LA TRADIZIONE

GUBBIO L’entusiasmo, la carica ceraiola e la devozione tra canti, musica, brindisi e buon cibo: c’è tutto nel primo rito che apre la lunga vigilia della festa dei Ceri. Ciascuno la vive a modo suo, anche quando la mattina della prima domenica di maggio, come ieri secondo la tradizione, ci si ritrova nella basilica di Sant’Ubaldo per rimuovere, dopo la messa sotto l’urna del patrono, i tre Ceri dai rispettivi piedistalli nella navata laterale. Vengono portati a spalla in posizione orizzontale nel chiostro della basilica e quindi lungo la vecchia strada che scende verso la città, piazza Grande e la sala dell’Arengo del palazzo dei Consoli dove aspettano il 15 maggio per dare vita alla corsa.

L’OMELIA

Il cappellano della festa e vicario generale della Diocesi di Gubbio, don Mirko Orsini, ha voluto sottolineare nell’omelia i veri valori ceraioli con un fortissimo richiamo alle coscienze. «Ci avviciniamo a partire da questo momento – ha detto il sacerdote – alla festa dei Ceri e a quella di Sant’Ubaldo, che è l’una propedeutica all’altra. Quanto non è solo una tradizione, ma è qualcosa che ci ricorda l’identità viva di un popolo. Quello che stiamo per vivere è la nostra identità.  La Festa è una realtà da vivere insieme perché nasce dal cuore della comunità, ma soprattutto perché ci ricorda chi siamo: un popolo sorretto, guidato e illuminato dal patrono, è un momento di incontro continuo attraverso l’esempio dei santi. Sant’Ubaldo è un testimone della fede per il bene del suo popolo». Il cappellano ha rimarcato come la festa «insegna il valore della fedeltà, del senso di appartenenza e della memoria. Non è soltanto emozionante, ma deve rendere comunità vera. La festa va vissuta insieme, in unità, e dice chi sono gli eugubini. Non è un evento folcloristico e Sant’Ubaldo non è un idolo da celebrare come se fosse un fatto personale. C’è troppo individualismo, mentre la festa è un atto comunitario. C’è troppo protagonismo, si dimentica l’immagine potente che nessuno porta il Cero da solo ma la comunità incoraggia e sostiene».

I CAPODIECI

Grande euforia attorno ai Capodieci, Gabriele Fofi di Sant’Ubaldo con al fianco il Capocetta Andrea Rosetti, Francesco Spogli per San Giorgio con il Capocetta Giorgio Buttò e Alessandro Lepri di Sant’Antonio insieme al Capocetta Marco Baldinelli. A fare da capofila il presidente dell’Università dei Muratori, Fabio Mariani, e i Capitani Daniele Pencedano e Stefano Pauselli, con il presidente dell’associazione Maggio Eugubino, Marco Cancellotti, e il sindaco Vittorio Fiorucci. Gli squilli del trombettiere Marco Tasso all’interno della basilica hanno scandito i momenti del primo contatto con i Ceri, e sono riemerse le parole del rettore della basilica di Sant’Ubaldo, don Giuseppe Ganassin, che ha voluto rimarcare quanto «la festa è gioia, amicizia, fraternità e pace».

Le barelle dei Ceri sono state portate dai giovani dei Ceri Mezzani, con in testa i Capodieci, Umberto Vispi di Sant’Ubaldo (Capocetta Valerio Faccenda), il sangiorgiaro Antonio Palazzari (Capocetta Roberto Matteucci) e il santantoniaro Alessio Baciotti (capocetta Flavio Clementi). Le tre “girate” tradizionali all’interno del chiostro hanno preceduto il momento in cui i bambini sono saliti sui fusti in legno portati a spalla, con l’accoglienza in città della banda musicale cittadina diretta dal maestro Andrea Angeloni e in piazza dalla voce del Campanone. Banchetti e brindisi all’infinito hanno fatto il resto nella prima domenica di festa. Il lungo maggio ceraiolo è appena cominciato.

Massimo Boccucci