Corriere dello Sport-Stadio 16 aprile 2026

di Massimo Boccucci

Il cerchio si stringe e non è un paradosso che se la Ternana dovesse fallire e non essere liquidata volontariamente potrebbe avere una chance di rimanere in vita, tra le manovre in corso per evitarne l’esclusione che provocherebbe un cataclisma nel girone B (Arezzo subito promosso in B, retrocessioni decise visto l’epilogo del Rimini e playoff da riscrivere). La novità emersa ieri: l’istanza di liquidazione giudiziale presentata da un creditore – un procuratore di calciatori – è entrata nel circuito del tribunale di Terni, facendo partire ufficialmente l’iter della procedura.

UDIENZA. Il fascicolo è stato registrato in cancelleria e assegnato al giudice fallimentare Claudia Tordo Caprioli, che ha fissato l’udienza per domani alle 15, quindi in tempo utile per poter far concludere il campionato e per eventualmente mandare avanti le procedure per la cessione del ramo di azienda. Ieri il capitano Capuano e compagni hanno parlato con i legali dell’Aic (Associazione italiana calciatori) per capire come comportarsi in questa situazione molto delicata. L’incontro si è tenuto in videoconferenza nei locali dello stadio “Liberati”, dove la squadra ieri mattina ha sostenuto il primo allenamento della settimana. Seduta a porte chiuse anche stamattina e ripresa delle attività del settore giovanile sui vari campi (Stroncone, Arrone, Sabotino e antistadio Taddei).  

FURIA BANDECCHI. Dalla sede del Comune, ieri il sindaco ed ex presidente Stefano Bandecchi ha tuonato: «I Rizzo hanno fatto un capolavoro. Hanno amministrato la Ternana per 7 mesi, distruggendola con la peggior gestione degli ultimi 100 anni. Hanno messo cattiveria e spregio per Terni e i ternani. Hanno avuto atteggiamenti collusi con la Regione complottando contro Terni. Per ora il titolo calcistico è salvo, a dispetto dello spregio che i Rizzo stavano facendo alla città. Ora durante il fallimento cercheremo di salvare il salvabile, della nostra gloriosa maglia e faremo pagare alla famiglia Rizzo i propri debiti. È un onore essere inviso a gente simile». 

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