di Massimo Boccucci
Il Frosinone è la rivelazione della Serie A e Massimiliano Alvini il suo profeta. Tornato nel massimo campionato sotto la nuova gestione del fondo statunitense Clara Vista, il club ciociaro sta facendo cose straordinarie, come la serata di lusso trascorsa ieri grazie al 5-1 sul Lecce che ha infiammato lo Stirpe. Sono 13 i gol realizzati nelle ultime 3 partite, tra i numeri da grande e il terzo miglior attacco del campionato
Il sesto posto è diventato tutto suo, a un punto dal Milan, respirando il profumo d’Europa, sebbene l’oasi frusinate sia innanzitutto la salvezza senza pensare ad altro, almeno finché non sarà raggiunta. La quarta vittoria interna consecutiva ha portato un record per il club ciociaro in A e ha fatto eguagliare il tetto dei 17 punti in 9 giornate raggiunto dalla Juventus da neopromossa nel 2007-2008.
Questa squadra oltre al goleador Raimondo, capocannoniere con 8 reti in 9 partite per 732 minuti giocati, e Calò, ha portato a segnare per la prima volta in questo campionato Cichella e Birligea con la doppietta.
Nel campionato dei veleni continui e nel calcio italiano senza spina dorsale tra le cocenti delusioni mondiali, la favola del Frosinone è un vero segnale di speranza che la sana provincia sa valorizzare.
Il cinquantaseienne tecnico di Fucecchio ha messo tutto sé stesso in quest’avventura, cominciata l’anno scorso con la promozione che ha fatto sognare questo spicchio di Lazio e proseguita con un ambientamento rapidissimo, e Alvini perfettamente consapevole dei talenti che sta facendo crescere.
Dopo 23 anni, il presidente Maurizio Stirpe ha ceduto l’80 per cento del club agli americani, con un progetto che punta su infrastrutture e vivaio. Nessuno cavalca i sogni, ma li vive trasformandoli in realtà giorno dopo giorno.
Il manifesto tattico di Alvini è risaputo: «Tu non aspetti, tu determini», ama sintetizzare per spiegare la volontà di non subire mai il gioco avversario. Ci sono gli aneddoti epici come quando rivelò che lui e Mourinho facevano insieme il triplete, il portoghese all’Inter, il toscano al Tuttocuoio, quando nel 2009-2010 vinse campionato, Coppa Italia Dilettanti e Supercoppa con i toscani strappando persino i complimenti pubblici di José Mourinho.
Alvini si è fatto allenatore con le idee, il sacrificio e la voglia. Ha raccontato che, per vedere gli allenamenti di Maurizio Sarri a Empoli, costringeva il fratello a lavorare al posto suo. Una volta rivelò anche di non avere rimpianti ma cicatrici che l’hanno forgiato, parlando delle delusioni e le retrocessioni incassate in carriera, vissute come medaglie d’esperienza utili a migliorare. Alvini oggi non sta soltanto migliorando, ma è diventato un costruttore di sogni.