Il Messaggero nazionale 20 ottobre 2026

Stefano Okaka, se la ricorda la notte di Bratislava e lei titolare al posto di Totti?

«Vuole la verità? Mi ricordo pochissimo. Del resto sono passati tanti anni. Mi sono sorpreso, questo sì, quando il mister ha detto che sarei partito titolare. Credo che Totti è la Roma ed è la storia, tutto il resto non conta. Nel ritorno sono subentrato e purtroppo non siamo riusciti a vincere per rimediare alla sconfitta dell’andata».

Le ultime due date, la stagione scorsa in Serie C a Ravenna, e due gol di tacco entrambi decisivi al Bruno Benelli: 25 novembre 2025 vittima l’Ascoli all’88’ e il 7 dicembre col Pontedera al 103’. Oggi, a 37 anni, certe giocate straordinarie dove potrebbe farle?

«Mi sto allenando, sono in buone condizioni e se mi chiama qualcuno mi sento pronto. Se capita qualcosa d’interessante lo valuto».

La sua Roma protagonista le piace?

«Mi piace tanto e spero che con Gasperini possa puntare a qualcosa d’importante. Ha tutte le possibilità per competere».

Gasp cosa le suscita?

«È un fuoriclasse del suo lavoro. Per fortuna la Roma ha lui. Riesce a tirare fuori il meglio da ogni squadra e dai singoli».

Pensa che il suo segreto sia tecnico o tattico?

«Secondo me sta soprattutto nella passione, l’amore, la dedizione e la voglia di fare le cose per bene. Non l’ho mai incontrato, non ci ho mai parlato. Lo seguo e lo stimo».

La forza dei giallorossi?

«L’aggressività e il dinamismo che riescono a mettere in campo. Sono compatti e hanno personalità nel giocare. Sono consapevoli di avere qualità, di essere forti e competitivi. Il mister incide e ci sono ottimi giocatori».

Sono da scudetto?

«Sì. L’Inter è forte, però la stagione è lunga con tante partite e bisogna vedere strada facendo».

Il giocatore che la intriga di più?

«Dybala, indiscutibilmente un campione. È fortissimo anche Molina, con il quale ho giocato a Udine».

Della sua Roma con chi si sente di più?

«In particolare con De Rossi e Cassano. Ora i miei compagni di allora vedo che fanno specialmente gli allenatori e i presidenti».

Cosa rappresentano per lei i colori giallorossi?

«La Roma ce l’ho nel cuore, sono profondamente legato. Sono cresciuto lì, dall’adolescenza nel settore giovanile e la scuola fino alla mia prima partita in Serie A. Ci sono stato 8 anni, indimenticabili. Mi sento romanista. Sono nato a Castiglione del Lago, la mia identità è umbra, e Roma mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno».

La sua Roma rispetto a questa?

«Era un altro calcio. Noi avevamo giocatori fenomenali, di un altro livello. Penso a Totti, che è stato un fenomeno, un fuoriclasse. Penso a De Rossi, un vero campione, così come Cassano. Anche in Nazionale ne ho trovati, Buffon e Pirlo per citarne un paio».

Il calcio vissuto da Okaka e quello di oggi: cosa le viene in mente?

«Che adesso avrei guadagnato molto di più. Qualunque giocatore di quei tempi avrebbe guadagnato tre-quattro volte di più. Arriva chi viene pagato davvero tanto, ma per valere 80-90 milioni devi essere un fuoriclasse e ce ne sono pochi».

Cosa si porta dentro di Roma e della Roma?

«Un po’ di tutto, le amicizie, la crescita nel settore giovanile, dall’incontro con Bruno Conti e lo scudetto con la Primavera. Ricordo la prima volta che sono entrato allo stadio Olimpico, avevo 15 anni e salendo le scale mi sono venuti i brividi, come l’anno dopo quando sono entrato in campo e ho fatto il primo gol. Ho vissuto al meglio la città e tutto il resto. Mi sentivo forte e uno dell’ambiente giallorosso. Si provano sensazioni diverse quando si fa un percorso partendo dalle giovanili. Eravamo lì per aiutare la Roma, l’attaccamento è viscerale e difficile da far capire fino in fondo».

Ha poi ritrovato qualcosa della Roma negli altri ambienti?

«Alla Sampdoria sono stato benissimo. Mi hanno trattato come un re. La città, la società, la squadra: tutto meraviglioso».

Ha qualche rimpianto?

«Non ho rimpianti, nel calcio ho fatto tutto e l’ho sempre vissuto nel modo giusto. Ho sempre cercato di ripagare la fiducia che mi è stata data».

Massimo Boccucci