di Massimo Boccucci
Sappiamo da tempo che il campionato italiano è scarso e pure farlocco tra il colpo di spugna su Arbitropoli e i trucchi contabili. Ora abbiamo anche la consapevolezza che l’azzurro gli va dietro e ne sconta tutte le scorie.
L’Italia può anche cambiare il presidente federale e l’ennesimo commissario tecnico, ma il risultato è lo stesso, sentiti gli assordanti fischi all’Olimpico per la sconfitta contro il Belgio che ha vinto 2-0 e ha preso a pallonate Donnarumma. È girata perfino una battutaccia: «Mancini scappa in Arabia tra il primo e il secondo tempo».
Il calcio italiano continua a essere travolto dagli scandali, in campo e fuori. Roberto Mancini, imposto da Giovanni Malagò tra le resistenze di larga parte della Serie A, si è ripresentato nella versione peggiore, con il collage dei convocati e le sorprese tra gli schierati come titolari, attorno ai due interisti Barella e Pio Esposito, che evidentemente avevano l’orologio fermo al 31 marzo in Bosnia.
La strada da fare per rinascere sembra lunghissima e non basta la reazione di inizio ripresa, prima del 2-0. Se l’è cavata molto meglio Mark van Bommel, all’esordio sulla panchina dei Diavoli Rossi che sono apparsi nettamente più squadra, con idee e giocate più lucide. E stiamo parlando del Belgio, non di una Nazionale di primissima fascia, che ha aperto proprio ieri sera il suo nuovo ciclo oscurando quello azzurro.
Lunedì a Bursa, contro la Turchia di Vincenzo Montella, la nuova Italia sarà già spalle al muro per non rischiare la retrocessione nella serie B della Nations League, aperta con la partita numero 900 della storia della Nazionale e un approccio pessimo nel 4-3-3 scelto da Mancini per ricominciare.
L’emblema del primo fallimento, unito ai precedenti, sta nell’aver perso più di una scommessa, come la regia affidata al debuttante Romano, che ha preferito l’azzurro alla Svizzera ma è stato mandato allo sbaraglio ed è parso un pesce fuor d’acqua, come i giocatori pescati nei campionati esteri senza un vero piano strategico. Il quadro è deprimente. Il futuro chissà.