di Massimo Boccucci
Le Roi, Michel Platini, che già l’ha definito scarso e poltronaro, ora potrebbe dargli pure del megalomane dopo aver appreso che è stato eretto un edificio denominato Gianni Infantino. Chi ce l’ha con il potente presidente della Fifa arriverebbe pure a ironizzare che queste iniziative si fanno a futura memoria quando si è passati a miglior vita, pur se Infantino potrebbe aver favorito l’opera ispirandosi alla Trump Tower del suo carissimo amico Donald, il grattacielo di 202 metri e 58 piani a Midtown Manhattan, al numero 725 della Fifth Avenue.
Il capo del calcio mondiale ha voluto condividere la faccenda utilizzando sia il canale ufficiale della Fifa che l’account Instagram per celebrare il sobrio cadeau, da culto della personalità, venuto dalla Federazione calcistica messicana. Non a caso il Messico, nei primi giorni dello scandalo sulla privatizzazione delle competizioni Fifa, per primo gli ha esternato l’immutato appoggio spaccando uno dei fronti del dissenso contro Infantino, quello della Conmebol, la Confederazione di Nord e Centro America e Caraibi.
Stavolta Mikel Andoni Arriola Peñalosa, presidente della Federazione messicana, è andato oltre l’immaginabile e ha voluto dedicare a Infantino uno dei nuovi edifici che sono stati realizzati nel progetto di potenziamento del centro d’alto rendimento federale. Senza alcun imbarazzo né senso della misura, quel centro ospita adesso una costruzione che porta il nome di un capo del calcio aggrappato con le unghie alla poltrona, nonostante tutto.
Infantino ha accettato, ovviamente. Un po’ perché il suo narcisismo è ormai fuori controllo e poi perché evidentemente pensa che una mossa del genere possa rafforzarlo in vista della piena legittimazione a volerci riprovare alle elezioni del 2027. Sta girando il mondo intero, ma in Europa non si fa vedere, distribuisce soldi a pioggia tramite i programmi Fifa Forward, inducendo a pensare che forse prima o dopo potrebbe scapparci pure un’indagine per voto di scambio.
Quando all’esterno dell’edificio è stata piazzata la maxi-targa con il nome di Infantino c’era anche Victor Montagliani, il presidente canadese della Concacaf che è oppositore di Infantino della prima ora e che alcuni vedono come un’alternativa l’anno prossimo. Gli è toccato rendere omaggio al nemico Infantino in casa di Arriola Peñalosa, che ha sabotato l’unità della Confederazione. L’ostentazione del potere viene manifestata da Infantino in ogni modo. Se il calcio del futuro vuole essere questo c’è da preoccuparsi ancora di più.