www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 8 settembre 2026

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di Massimo Boccucci

Due pesi, due misure. È questo uno dei problemi più grossi del calcio italiano. Il Var avrebbe dovuto ridurre ai minimi termini la discrezionalità e l’interpretazione delle situazioni, specialmente quando il regolamento è chiaro e semmai si potrebbe o dovrebbe intervenire sulle regole. Gli scettici della prima ora sul Var avevano intuito che davanti a una macchina c’è comunque l’uomo e dunque il rischio della confusione e di sbagliare può perfino aumentare se a decidere in campo e in una stanza a Lissone è più di una persona.

Prendete i due casi più eclatanti della terza giornata in Serie A, dove il Var non c’entra ma la discrezionalità sì. Partiamo dalla regola numero 12 che esplicita: «I calciatori possono festeggiare la segnatura di una rete, ma tale festeggiamento non deve essere eccessivo. Un calciatore deve essere ammonito, anche se la rete non viene convalidata, se si avvicina agli spettatori in modo tale da causare problemi di sicurezza e, oppure, per l’incolumità e, oppure, si arrampica sulla recinzione». Si può interpretare, forse, il riferimento a eventuali problematiche di sicurezza e incolumità, ma non il fatto che non è consentito arrampicarsi sulla recinzione.

In questa regola c’è anche un passaggio in cui si evidenzia che «un calciatore deve essere ammonito, anche se la rete non viene convalidata, se si toglie la maglia o copre la testa con la maglia».

I due casi eclatanti si sono visti sabato in Inter-Napoli e domenica in Bologna-Sassuolo. A San Siro, Lautaro Martinez, già ammonito in precedenza, quando ha segnato al 91’ il 3-2 è partito lancia in resta scavalcando i cartelloni pubblicitari fino ad arrampicarsi sulla balaustra con la vena al collo e gli occhi fuori dalle orbite per festeggiare con gli ultrà. L’arbitro Sozza ha ritenuto di non ammonire per la seconda volta l’attaccante nerazzurro, che a termini di regolamento avrebbe dovuto essere espulso e quindi automaticamente squalificato per la prossima giornata di campionato, il posticipo con l’Udinese nuovamente a San Siro di lunedì deciso dall’organizzatore del calendario della Lega, Andrea Butti.

Al Dall’Ara, Artem Dovbyk ha ripreso il Sassuolo sul 2-2 al 91′. L’attaccante ucraino, tornato a segnare dopo oltre 9 mesi, si è tolto la maglietta per festeggiare il risultato ripreso nel recupero e la fine del lungo digiuno di gol. In questo caso l’arbitro Di Bello ha applicato alla lettera il regolamento.

Eccoli i due pesi e due misure, ecco la discrezionalità e la mancanza di uniformità che danneggia pesantemente il calcio italiano, già in crisi nera e poco credibile di suo, anche quando le regole ci sono e non possono essere interpretate come un fallo in area di rigore o in mezzo al campo.

Gli arbitri almeno su questo potrebbero darsi una regolata, vien da dire. Il sistema, che prova a far finta di niente sulle ultime telefonate imbarazzanti che coinvolgono la stessa categoria arbitrale, potrebbe capire che tradurre i titoli in cartoni e carta igienica, andando avanti così rischia di diventare una routine.