di Massimo Boccucci
C’è un inizio e una fine. Lionel Messi ha deciso che con la Nazionale argentina il momento del congedo è arrivato. Un amore lungo, cominciato il 7 agosto 2005, quando il debutto contro l’Ungheria viene ricordato per l’espulsione dopo 40 secondi dal suo ingresso in campo per una gomitata a un avversario, e concluso il 20 luglio 2026 con la sconfitta nella finale del Mondiale contro la Spagna. In mezzo 207 partite e 125 gol.
La Pulce, che ha compiuto 39 anni il 24 giugno in pieno Mondiale americano, ha scelto una lunga lettera a cuore aperto, postata sul suo profilo Instagram e in cui parla apertamente di «decisione dolorosa, che fa ancora male nel profondo».
Giura di aver dato tutto sé stesso all’Albiceleste, non soltanto negli ultimi anni in cui i sudamericani hanno vinto tutto, ma anche prima. «Ho sempre lottato – scrive – e dato l’anima in campo per questa maglia, per regalarvi gioia e farvi sentire orgogliosi di essere argentini attraverso il calcio».
Nelle storie del social, Messi pubblica anche un video che lo vede in campo da quando era un bambino alla finale dell’ultimo Mondiale. Ha avuto un pensiero per la sua famiglia ed è impossibile non pensare all’impronta del padre Jorge, spentosi a 68 anni lo scorso 8 agosto nella clinica argentina di Rosario dopo una lunga malattia.
Ha ringraziato i suoi commissari tecnici, i compagni di squadra e i dirigenti con i quali ha condiviso questo percorso. Ha scritto l’addio alla Nazionale il 21 luglio, due giorni dopo la finale, confessando che, dopo quanto accaduto al papà, ne è più convinto di prima. L’Argentina senza di lui non sarà più la stessa.