Tutto d’un pezzo. Basta guardarlo, cercare lo sguardo severo che si scioglie nel sorriso senza tradire mai la fama di serissimo, inflessibile, uomo di regole che sono il dna di un arbitro. Simone Sozza, che ieri ha compiuto 39 anni, nato a Milano e iscritto alla sezione di Seregno in Brianza dov’è cresciuto, va per la maggiore grazie alla calma e affidabilità anche nelle supersfide. L’incontro al raduno a Cascia venuta l’occasione per chiedergli se all’ottavo anno in Serie A si sente un veterano e un big: «Inizio a sentirmi un esperto – risponde -, la parola big non mi piace. Sicuramente aumentano le responsabilità nei confronti delle partite e del gruppo».
Che stagione prevede?
«Un’annata con tante novità sul piano tecnico e regolamentare. Siamo preparatissimi, abbiamo studiato tanto. Le novità faranno bene al calcio, sono fatte per il bene di questo sport e saranno apprezzate da addetti ai lavori e appassionati».
La novità più rilevante?
«Il nuovo protocollo dei calciatori infortunati porterà a eliminare certe esagerazioni e perdite di tempo. Al tempo stesso aiuterà i calciatori e noi stessi a mantenere il ritmo di gioco costante».
Il tempo effettivo di gioco aumenterà?
«Sì, all’inizio su certe operazioni in campo, come la ripresa del gioco e le rimesse laterali, ci sarà un periodo di assestamento. Poi verrà naturale».
Sono migliorati i rapporti con gli allenatori in panchina?
«Non serve fare proclami, non ci si deve porre l’obiettivo della severità ma conta il rispetto reciproco. In campo si vive di passione, agonismo ed emozione: è normale ma deve restare tutto nei limiti».
Il derby di Milano la sua partita del cuore?
«Non ce l’ho, sono tutte importanti».
Le manca Inter-Juve come big match.
«Se mi chiamano sono pronto».
Che rapporti ha con il cellulare?
«È entrato nella quotidianità con prepotenza, forse in modo esagerato. Come tutti lo uso, però cerco di ritagliarmi gli spazi fondamentali, specie a casa con la famiglia, e lo metto via».
Le intercettazioni preoccupano?
«Sono dell’idea che male non fare, paura non avere. Quando non dici niente di particolare e sei corretto, non devi avere ansia».
Siete senza presidente, oltre alla vicenda Rocchi e certe intercettazioni imbarazzanti: siete condizionati?
«Non condiziona, è chiaro che la situazione non fa piacere. Preparazione, professionalità e concentrazione per le gare vanno oltre a tutto. A noi che pensiamo al campo non interessa, pensiamo allenarci, prepararci e a fare bene le partite. Quel che succede fuori non ci riguarda».
Ha mai avuto la percezione di essere gradito o sgradito?
«Assolutamente no».
Se qualcuno dicesse che è gradito o sgradito?
«Non m’interesserebbe».
Cosa le dà più fastidio?
«Quando veniamo attaccati sulla nostra qualità, la prestazione e il rendimento».
La prima cosa che fa dopo una designazione?
«La condivido con i colleghi che saranno con me e inizio a coinvolgerli. Voglio creare la squadra, poi studio i calciatori. Conta innanzitutto il clima e l’affiatamento tra noi. Per ogni arbitro ricevere la designazione è già una vittoria, noi ce la conquistiamo ed è già un successo. C’è la preparazione per dirigerla insieme al meglio. Mi aspetto che tutti nella squadra arbitrale diano il 110 per cento, con attitudine e attaccamento alla maglia. Per me conta il team work: voglio sentirli in auricolare vivi e sempre pronti, in una connessione continua. Ognuno dice la sua e all’arbitro spetta la sintesi».
Il Var incide sulla qualità dell’arbitraggio?
«No, questo strumento serve al gioco del calcio. Nessuno ci toglie autorevolezza, se ne occupano colleghi che lavorano con noi. L’obiettivo assoluto è la correttezza della partita e del campionato».
La gara perfetta sarà quando il Var non servirà più?
«Non ci sarà mai, però il Var aiuta ad avvicinarsi alla perfezione. Il calcio non è sport perfetto, è fatto di grigio. Andando in campo per essere in grado di valutare, la volontà di un arbitro è tenere tutto sotto controllo. È chiaro che non siamo infallibili, gli errori li commetteremo sempre e proprio per questo il Var è ormai uno strumento indispensabile».
Massimo Boccucci