www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 13 agosto 2026

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di Massimo Boccucci

La raccolta delle figurine per la nuova Nazionale sta provocando, al momento, soprattutto polemiche. Giovanni Malagò ha nominato Diana Bianchedi capodelegazione. Ha scelto a sorpresa l’ex schermitrice, oro a squadre nel fioretto femminile a Barcellona 1992 e a Sidney 2000, dirigente di lungo corso e attualmente vice presidente vicario del Coni, che l’ha presa malissimo sollevando forti dubbi sull’opportunità e l’eventuale incompatibilità, che la Figc ha rispedito al mittente.

Malagò ha parlato di «una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani. Il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte, Diana Bianchedi – ha concluso – gode di prestigio e credibilità internazionale». Non v’è dubbio che lo spessore c’è tutto, ma la mossa ha comunque spiazzato tutti e non si capisce bene da dove vengano esattamente queste richieste.

Roberto Mancini, Claudio Ranieri, Gianfranco Zola e Lele Oriali, con il suo passato pesante che puntualmente scatena le tifoserie ripensando alla famosa storia del passaporto nerazzurro di Recoba, sono i nomi di lusso dai quali passa la rifondazione calcistica italiana – con le finestre aperte sull’imminente Nations League, l’Europeo nel 2028 e il prossimo Mondiale del 2030 – ai quali si aggiunge la quota rosa Diana Bianchedi. Il presidente della Figc avverte «energia e positività», sentendo che «ci sono le premesse per fare qualcosa d’importante».

Dall’esterno ha lanciato siluri Paolo Maldini – che Malagò dice di essere pronto a incontrare dopo le vacanze -, dopo aver ammesso che la maggior parte dei club di Serie A volevano Antonio Conte come commissario tecnico e di non averlo però mai contattato. Maldini ha rivelato il percorso che l’ha portato in Figc con il nodo della panchina azzurra. L’ex rossonero si proponeva di portare avanti un progetto per la formazione di nuovi talenti e una nuova mentalità in un percorso lungo, con il coinvolgimento di tutte le componenti.

Maldini ha difeso la scelta di Andrea Pirlo che vedeva come linea giovane, preparato e fautore del gioco offensivo. Ha rivelato che con Pirlo c’erano anche le candidature di Daniele De Rossi e Fabio Grosso, entrambi bocciati da Malagò perché, avendo l’appoggio di tutti i club di A, tranne la Lazio, non si potevano toccare gli allenatori di quelle squadre.

L’ex rossonero ha confermato la telefonata ad Ancelotti, in nome dell’amicizia ma ben sapendo che è sotto contratto con il Brasile e dunque sa poco di sostanza e tanto di forma, neanche corretta oltretutto, e ha chiarito che nell’incontro con Guardiola a Barcellona è venuto fuori che l’ex tecnico del Manchester City era molto tentato ed è stato vicino ad accettare, smentendo i 20 milioni e motivando la rinuncia di Pep con la stanchezza. Ha quindi difeso la scelta di Pirlo, bollando la faccenda delle scommesse e la Russia come un pretesto.

L’affondo finale di Maldini su Malagò l’ha riservato quando ha raccontato che Pirlo è stato escluso dal presidente, che da quel momento avrebbe deciso lui il commissario tecnico con l’avallo del direttore e l’advisor e non più viceversa. Su questo passaggio sono scattate le dimissioni di Maldini e Leonardo. Ora si aspettano gli effetti del nuovo corso.