di Massimo Boccucci
Il tiro a Infantino, bersaglio mobile, fa capire quanto il calcio debba andare oltre quest’uomo del potere e dei soldi, che per sfuggire agli attacchi si è rifugiato dal suo amico Muhammad VI. L’attuale re del Marocco, sul trono dal 1999, l’ha già ricandidato alla presidenza della Fifa promettendogli tutto il sostegno, perché in fondo la ridicola Coppa d’Africa, che insieme hanno organizzato, invece che essere stroncante vorrebbe tramutarsi in viatico per andare avanti ancora.
Infantino è sempre più accerchiato, specie dopo le rivelazioni del Guardian, secondo il quale a ottobre 2020 la Fifa aveva firmato un accordo preliminare con i club della Superlega per intestarsi il progetto e rinominarlo Fifa Super League, stravolgendo così il calcio europeo.
La Uefa ha ribadito la propria posizione: boicottaggio a oltranza dei tornei Fifa, a cominciare dal Mondiale donne. Indietro non si torna, dopo il tentativo di Infantino di mettere in vendita quote del Mondiale con il progetto Fifa Forward Enterprise, con conseguente retromarcia di fronte alle critiche furibonde di mezzo mondo.
Perfino Aleksander Čeferin, che Michel Platini ha sempre messo sullo stesso piano di Infantino apostrofando entrambi come scarsi e attaccati alle poltrone, ha capito che l’ormai ex compagno d’avventura va girando disperatamente alla ricerca di sponde, soprattutto con Donald Trump da una parte e il re del Marocco dall’altra. Per questo la Uefa ribadisce che «il boicottaggio delle competizioni Fifa resta, non è cambiato nulla, non c’è più alcuna fiducia in Infantino».
Al vertice di Rabat, capitale marocchina, il Consiglio direttivo Fifa ha rinnovato il pieno sostegno, pur ammettendo «errori da non ripetere», ma aggiungendo nella difesa d’ufficio di «non tollerare più attacchi alla sua integrità e buon governo». Al Marocco sarebbe stata promessa la finale del mondiale 2030 pur di blindare il sostegno della Confederazione africana, scatenando l’ira dei co-organizzatori spagnoli.
Trasformare il calcio mondiale nel mercato delle vacche è un altro punto bassissimo di questo sport, che resta popolare ma al contempo travolto da scandali, mercanteggiamenti e affarismi capaci di scatenare insulti a ogni latitudine.
Il sistema di potere creato da Infantino mostra segnali di cedimento, non solo per la rivolta europea. Gli effetti si sono visti pure quando il senior advisor Carlos Cordeiro, ex banchiere di Goldman Sachs ed ex presidente della Federcalcio Usa, si è dimesso per protesta, contestando le manovre di Infantino per vendere una quota del Mondiale, senza oltretutto essere stato consultato. Stesso concetto espresso dal direttore operativo Lamour, dal responsabile dello sviluppo Wenger e dal segretario generale Grafstrom. Mezzo mondo calcistico, adesso, è contro Infantino, che farà l’impossibile per recuperare credibilità e appeal da qui alle elezioni del 2027.
Il tiro a Infantino, bersaglio mobile, fa capire quanto il calcio debba andare oltre quest’uomo del potere e dei soldi, che per sfuggire agli attacchi si è rifugiato dal suo amico Muhammad VI. L’attuale re del Marocco, sul trono dal 1999, l’ha già ricandidato alla presidenza della Fifa promettendogli tutto il sostegno, perché in fondo la ridicola Coppa d’Africa, che insieme hanno organizzato, invece che essere stroncante vorrebbe tramutarsi in viatico per andare avanti ancora.
Infantino è sempre più accerchiato, specie dopo le rivelazioni del Guardian, secondo il quale a ottobre 2020 la Fifa aveva firmato un accordo preliminare con i club della Superlega per intestarsi il progetto e rinominarlo Fifa Super League, stravolgendo così il calcio europeo.
La Uefa ha ribadito la propria posizione: boicottaggio a oltranza dei tornei Fifa, a cominciare dal Mondiale donne. Indietro non si torna, dopo il tentativo di Infantino di mettere in vendita quote del Mondiale con il progetto Fifa Forward Enterprise, con conseguente retromarcia di fronte alle critiche furibonde di mezzo mondo.
Perfino Aleksander Čeferin, che Michel Platini ha sempre messo sullo stesso piano di Infantino apostrofando entrambi come scarsi e attaccati alle poltrone, ha capito che l’ormai ex compagno d’avventura va girando disperatamente alla ricerca di sponde, soprattutto con Donald Trump da una parte e il re del Marocco dall’altra. Per questo la Uefa ribadisce che «il boicottaggio delle competizioni Fifa resta, non è cambiato nulla, non c’è più alcuna fiducia in Infantino».
Al vertice di Rabat, capitale marocchina, il Consiglio direttivo Fifa ha rinnovato il pieno sostegno, pur ammettendo «errori da non ripetere», ma aggiungendo nella difesa d’ufficio di «non tollerare più attacchi alla sua integrità e buon governo». Al Marocco sarebbe stata promessa la finale del mondiale 2030 pur di blindare il sostegno della Confederazione africana, scatenando l’ira dei co-organizzatori spagnoli.
Trasformare il calcio mondiale nel mercato delle vacche è un altro punto bassissimo di questo sport, che resta popolare ma al contempo travolto da scandali, mercanteggiamenti e affarismi capaci di scatenare insulti a ogni latitudine.
Il sistema di potere creato da Infantino mostra segnali di cedimento, non solo per la rivolta europea. Gli effetti si sono visti pure quando il senior advisor Carlos Cordeiro, ex banchiere di Goldman Sachs ed ex presidente della Federcalcio Usa, si è dimesso per protesta, contestando le manovre di Infantino per vendere una quota del Mondiale, senza oltretutto essere stato consultato. Stesso concetto espresso dal direttore operativo Lamour, dal responsabile dello sviluppo Wenger e dal segretario generale Grafstrom. Mezzo mondo calcistico, adesso, è contro Infantino, che farà l’impossibile per recuperare credibilità e appeal da qui alle elezioni del 2027.