Il Messaggero Umbria 7 agosto 2026

IL PERSONAGGIO

GUBBIO Gli piacevano tanto le bellezze storiche e naturalistiche eugubine, tanto che quando c’era l’occasione trascorreva volentieri diversi giorni durante l’anno nella villetta della famiglia Zuccari, i genitori di sua moglie, in via Perugina davanti la farmacia Luconi. L’impronta di Francesco Guccini a Gubbio sta negli affetti familiari e il buon ritiro che negli anni l’hanno visto spesso passare i momenti tranquilli fuori dalla sua Pavana, dove ieri si è spento a 86 anni dopo una lunga malattia. La moglie Raffaella Zuccari, sposata in seconde nozze nel 1991 dopo una relazione di una quindicina di anni, è figlia di due eugubini, Gian Maria Zuccari e Katia Barbetti, figlia del commendatore Pietro Barbetti fondatore con i fratelli della cementeria Aldo Barbetti. «Quando veniva – racconta Fernando Barbetti, zio della moglie del popolare cantautore modenese – era sempre piacevole incontrarlo e parlare con lui. L’ho conosciuto quando è entrato in famiglia, l’ho sempre stimato come uomo al di là dell’artista. L’ho sempre visto completamente diverso da chi poteva avere un’idea e del sentito dire. Mi colpiva che avesse il fiasco di vino vicino quando teneva i concerti, ma a tavola al massimo ne beveva mezzo bicchiere e neanche sempre. Era simpatico, mi sono piaciuti i suoi libri con la storia del paese dov’è nato e ha vissuto, in cui ha ambientato i suoi gialli. Confesso di averlo apprezzato più come scrittore che come cantante».

A Gubbio si ricordano un concerto in piazza Grande nel 1981 e la presentazione dei suoi libri alla biblioteca Sperelliana. L’ultima volta a Gubbio in pubblico risale al 28 settembre 2024 in occasione del Festival del Medioevo, in cui al centro servizi Santo Spirito è stato relatore e ha presentato il suo libro “Così eravamo: Giornalisti, orchestrali, ragazze allegre e altri persi per strada”, ricevendo poi dall’associazione Maggio Eugubino la patente di “matto onorario”. Lo conosceva bene Simone Zaccagni, insegnante, giornalista e scrittore, che ha tanti ricordi e aneddoti: «L’ho conosciuto personalmente in un concerto al PalaEvangelisti a Perugia nel novembre 1996. Era da poco fidanzato con Raffaella, la cugina del mio amico Marco Taccetti. Ho pressato il mio amico e sono andato al concerto: ero l’unico non familiare in quel pullman. Tutti noi lo abbiamo conosciuto lì. Ci hanno dato un pass che ancora conservo, poi l’ho seguito in altri concerti. Ci davamo del tu, lui metteva tutti a proprio agio. A me in quell’approccio metteva un po’ di soggezione per il cantante già famoso e la mole fisica. Ci ha unito la passione per la Juve». Zaccagni non dimentica la visita di Guccini a Gubbio nel 2002 per l’incontro con le scuole e al centro servizi Santo Spirito dove ha fatto da moderatore. «Preparavo la tesi universitaria – ricorda – su come la musica italiana racconta l’emigrazione, e avevo messo pure le sue canzoni Amerigo e Argentina. Facemmo un’intervista filmata di quarto d’ora e mi raccontò alcune storie di emigrazione che ho usato per la tesi e l’ho proiettata in aula magna all’università di Perugia». Il suo ultimo contatto? «Il 14 giugno scorso per il suo compleanno. Quando veniva in Umbria chiamava sempre, non aveva il cellulare e usava quello della moglie».

Due momenti importanti legano Guccini all’Umbria: il primo concerto fuori dalle osterie, alla Pro Civitate Christiana di Assisi e il conferimento della “patente di matto onorario di Gubbio”, ricevuta nell’autunno del 2024. Proprio alla Cittadella di Assisi Guccini tenne il suo primo concerto fuori dalle osterie, eseguendo dal vivo per la prima volta «Dio è morto». L’album L’ultima Thule lo portò al Lyrick Assisi il 25 maggio 2017 con il suo manager Renzo Fantini per parlare e ascoltare i musicisti che cantavano le sue canzoni. Aveva smesso di fare concerti ma non di raccontare le sue storie. Anche in Umbria, soprattutto a Gubbio.

Massimo Boccucci