di Massimo Boccucci
Come un gatto in tangenziale. La fine ingloriosa di Andrea Pirlo, affossato da commissario tecnico in men che non si dica, così come quella del direttore tecnico Paolo Maldini e dell’advisor Leonardo, dimissionari ieri sera dopo appena 16 giorni. Il calcio italiano è in preda a una crisi di nervi. Il caso Russia ha provocato uno sconquasso, ma francamente è sembrato un pretesto, visto che la soluzione proposta da Maldini e Leonardo non piaceva praticamente a nessuno.
Tra l’ironia da ogni dove e le polemiche sollevate perfino dai politici sulla scelta, la storia del commissario tecnico più breve di tutti i tempi, per i rapporti russi tutti economici, è parsa il modo migliore per azzerare tutto.
Il presidente Giovanni Malagò si è ritrovato in mano le dimissioni dei due senza riuscire a ricucire, magari cercando un altro nome condiviso, e ha lasciato la sede della Federcalcio da un’uscita secondaria, senza rilasciare altre dichiarazioni. Oggi andrà in scena il Consiglio Federale, in cui sono attese comunicazioni ufficiali sulla situazione.
La morale all’italiana è sempre di facciata e torna utile se può risolvere una faccenda spinosa, poiché vallo a spiegare al popolo del pallone che Pirlo salta perché bollato come filorusso, quando tutti sapevano di certi suoi rapporti economici e comunque perfino il Comitato olimpico internazionale ha revocato, per quanto provvisoriamente, la sospensione in essere dall’ottobre 2023 del Comitato olimpico della Russia dalle competizioni.
Lo sport e le questioni politiche dovrebbero restare separatissimi, però la commistione può far comodo, come in questa squallida vicenda. Non risulta da nessuna parte che chi va in Russia per lavoro – tra ex calciatori, cantanti e altri – abbia smesso di lavorare e venga messo al bando. Immolare Pirlo per questo è pura ipocrisia.
Il problema è il dopo. Oggi i soliti noti, più Malagò, sceglieranno il nuovo commissario tecnico e ci sarà da ridere. Il presidente federale preferisce Roberto Mancini, e lo si sa da prima che s’insediasse, mentre i club di Serie A preferirebbero Antonio Conte. Gira anche il nome di Thiago Motta, un’altra invenzione dopo la buona stagione al Bologna, dove fanno bene tutti, e i disastri alla Juve.
Tace Beppe Marotta che tanti vedono come il vero tessitore delle sorti del calcio italiano e fin qui, a dire il vero, con pessimi risultati. In giro per il mondo si staranno facendo un sacco di risate per la «pessima figura», come ha esternato il ministro Andrea Abodi sulla triste vicenda, dopo che ad annunciare di non essere più il commissario tecnico in pectore dell’Italia è stato lo stesso Pirlo sui social, con tanto di rilancio ironico di suo figlio Niccolò.
Quando si pensa che si è toccato il fondo, si scopre che il fondo è ancora più fondo. Malagò su Thiago Motta è stato molto evasivo, trincerandosi dietro un «non posso dire né sì né no». La figuraccia evocata da Abodi ha aperto la caccia ai responsabili. Il presidente federale ha detto che «bisogna vedere chi l’ha fatta». Escludiamo, intanto, il magazziniere di Coverciano.