di Massimo Boccucci
Un principio molto importante è stato stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: quando una sanzione sportiva può incidere sul lavoro e sulla carriera di una persona in tutta Europa, deve essere possibile contestarla davanti a un giudice, con il potere di annullarla se è illegittima.
La Corte ha accolto i ricorsi dell’ex presidente Andrea Agnelli e l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene della Juventus nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze. Erano stati colpiti da una sanzione che impediva loro di svolgere attività nel calcio. La sanzione, inizialmente decisa in ambito Figc, era stata poi estesa dalla Fifa a livello mondiale. Agnelli e Arrivabene chiesero al Tar di annullare la sentenza di inibizione per 24 mesi inflitta dai tribunali della Figc, perché ingiusta.
La vicenda cominciò il 1º aprile 2022 quando la Procura Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di diverse società calcistiche, tra cui la Juventus, nonché nei confronti di alcuni loro dirigenti sospettati di aver partecipato a un sistema di plusvalenze fittizie su trasferimenti di giocatori, al fine di gonfiare artificiosamente il valore contabile di tali giocatori.
Una storia vecchia quella delle plusvalenze, sistema mai regolamentato che già nel 2016 tenne banco e portò l’Inter a patteggiare. All’epoca si parlò di plusvalenze fittizie di Nagatomo, Caldirola e Garritano, con il club e i dirigenti nerazzurri che se la cavarono con 90mila euro di multa rispetto alla bufera che ha travolto la Juve.
Ora la rivincita di Agnelli e Arrivabene, perché secondo i giudici di Lussemburgo «la Corte constata che una sanzione che vieti l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli Stati membri lede le libertà di circolazione dei dirigenti interessati. Spetta al giudice nazionale verificare che tali requisiti siano soddisfatti. I singoli individui devono disporre di un rimedio giurisdizionale effettivo contro gli atti lesivi delle libertà riconosciute dal diritto dell’Unione».
In Europa c’è un’altra partita aperta e riguarda il ricorso di Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juve, dichiarato ammissibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’ex dirigente contesta la legittimità della giustizia sportiva italiana e la sanzione della radiazione a vita subita ai tempi di Calciopoli, denunciando la presunta violazione del diritto a un equo processo.
In Italia, invece, resta in ballo Arbitropoli, dopo che la Procura della Repubblica di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale indagato per concorso in frode sportiva per le assegnazioni di arbitri graditi o meno dall’Inter. Sugli atti, comprese le intercettazioni, dovrà pronunciarsi la giustizia sportiva che per Calciopoli ha usato il pugno durissimo, al di là della prescrizione per l’Inter indagata solo successivamente.
In queste ore sui social si sono scatenate le tifoserie e gira il video di un’intervista al capo della Procura milanese, Marcello Viola, che rivendica orgogliosamente la fede nerazzurra con in ufficio le maglie autografate dei suoi beniamini, mentre ci sono ricostruzioni sulle presunte spaccature interne e la decisione del pubblico ministero Maurizio Ascione che, alla vigilia del trasferimento a Roma, avrebbe firmato l’archiviazione sebbene non ne fosse affatto convinto.