www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 7 luglio 2026

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di Massimo Boccucci

Il derby iberico ha esaltato ieri sera la Spagna, che con 35 partite consecutive senza sconfitte ha eguagliato la sua migliore serie storica positiva risalente al periodo 2007-2009, mettendo nel mirino l’Italia di Roberto Mancini che è arrivata a 37.

Il Portogallo si è arreso dopo aver lottato e avuto le sue occasioni, con Cristiano Ronaldo in lacrime chiudendo la sua avventura al Mondiale nell’abbraccio con Yamal, per poi fermarsi al centro del campo e ricevere l’omaggio di tutto lo stadio.

La chiave sta nelle sostituzioni. Luis de la Fuente ha indovinato le mosse, su tutte quella di Merino che all’85’ ha preso il posto di Pedri e al 91’ ha aperto alla Spagna le porte dei quarti di finale tra il fallo su Rodri a 40 metri dalla porta, la punizione battuta velocemente, la difesa portoghese distratta, la palla di Torres sulla fascia sinistra a liberare Merino che ha calciato forte e rasoterra nell’angolino basso.

L’apoteosi delle Furie Rosse è un segnale per il Mondiale, che è attraversato dallo scandalo della squalifica revocata a Folarin Balogun che vede alzarsi la pressione attorno a Gianni Infantino.

È vero che la telefonata di Donald Trump è un’ingerenza intollerabile, ma è altrettanto vero che il presidente della Fifa ha pilotato una decisione vergognosa che ha scatenato accuse e polemiche. L’inadeguatezza e l’ostentazione di potere di Infantino, denunciati a più riprese da Michel Platini che l’ha portato in tribunale, potrebbe aprire il processo appena sarà finito il Mondiale più discusso della storia.

Sono insorti in tanti, perfino la Uefa guidata da Aleksander Čeferin, che di Infantino viene considerato il sodale e si è infilato nella debolezza del compagno di giochi di potere, contro il quale Platini non è mai stato meno duro.

Trump si è tirato dietro tuoni e fulmini, mettendoci la faccia nell’alimentare la crescente impopolarità perché dice fin troppo ciò che pensa e adora il politicamente scorretto, mentre Infantino dopo aver confermato la telefonata del presidente degli Stati Uniti si è rifugiato nello scaricabarile, immaginando che la bufera passerà lasciando che il bersaglio resti il suo amico della Casa Bianca. Infantino potrebbe rischiare grosso, perché la vicenda può travalicare la dimensione dello scandalo.