di Massimo Boccucci
Si è ripresentato a Wimbledon consapevole di avere una corona in testa a distanza di 351 giorni da quando Jannik Sinner aveva sollevato sul Centrale il trofeo più prezioso, consegnato dalle mani della principessa Kate dopo aver battuto Carlos Alcaraz.
Ieri è uscito portandosi via la vittoria contro Miomir Kecmanovic nel match d’esordio che si stava mettendo male. Ce l’ha fatta Jannik, tirando fuori anche l’orgoglio, in rimonta 4-6 6-3 6-7 6-2 6-3, sfatando il tabù del quinto set a Londra dopo le sconfitte con Djokovic nei quarti del 2022 e con Medvedev sempre nei quarti del 2024.
Un mese lontano dai campi, qualche scoria di Parigi ancora nella testa e un po’ di ruggine hanno rischiato di trasformare una partita abbordabile in un clamoroso tracollo, che avrebbe mandato in crisi milioni di tifosi. Ma così non è stato, nonostante le 4 occasioni di break su 9 realizzate, una caduta in cui avrebbe potuto farsi seriamente male a un ginocchio e a un piede sanguinante, con la buona notizia dei 31 ace a fare da contraltare. Ora l’aspetta Nuno Borges.
C’è stato un momento di paura durante il terzo set: sul 2 pari e 15-30, il tennista altoatesino è caduto, storcendo con violenza sia il ginocchio destro che l’anca. Il numero uno del mondo è rimasto a terra dolorante qualche minuto, poi si è rialzato e ha provato a riprendere a giocare, conquistando una palla break ma non riuscendo a sfruttarla. Il problema ha lasciato qualche conseguenza: scarpa bianca insanguinata, all’altezza del mignolo del piede destro, pur se Sinner non è sembrato risentirne nel perdere comunque il terzo set, prima di conquistare il quarto parziale allungando la sfida al quinto sempre vestendo la scarpa insanguinata.
«È l’unghia, va tutto bene – ha spiegato Sinner a fine match -, sono rimasto molto sorpreso che mi abbiano lasciato continuare a giocare perché era tutto bianco e poi è diventato un po’ rosso». Il rodaggio è passato, Jannik sa benissimo di dover crescere ed è pronto a farlo.