www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 23 giugno 2026

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di Massimo Boccucci

Tutto come previsto, forse un po’ meno la percentuale. La sfida del romano Giovanni Malagò, 67 anni, nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, sa di madre di tutte le battaglie. Ora tutti si chiedono come farà a rivoluzionare un sistema alla deriva, con le componenti spaccate avendo vinto con il 68,58 per cento, se ha lasciato macerie Gabriele Gravina che pure ha governato con il 98,7.

L’ex presidente del Coni si è affidato a due espressioni a effetto per farsi carico dei cambiamenti epocali che si aspettano a mani giunte. «Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto», ha detto emozionato dopo l’elezione. Aveva già mandato un messaggio conciliante: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia. Ho sentito tutti gli interventi, faccio fatica a non essere d’accordo più o meno con tutti, ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturali, ma va detto che se io sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi. Pur non avendo mai avuto l’ansia – ha concluso -, sento fortissimo il peso delle responsabilità».

L’idea dell’uomo solo al comando con pieni poteri, che per esempio il commissariamento avrebbe incoraggiato per le riforme vere, è largamente superata ieri dal risultato delle urne e dal fatto che il Consiglio Federale è lo stesso identico che ha avuto Gravina, e con quello la Serie A si è impoverita travolta dagli scandali, dalle inchieste e dall’insurrezione delle tifoserie, fino al brutale declino azzurro per la terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai Mondiali.

Giancarlo Abete ha incassato il 29,17 per cento, aggiungendo il 2,25 di schede bianche che ha tenuto Malagò sotto la soglia del 70 per cento, facendo capire come qualcuno si aspettasse un percorso diverso. L’aggiornamento dei delegati presenti ha consegnato quota 266 su 273, con assenti un delegato della Lega Pro e 6 tra gli atleti, con i voti complessivi ponderati pari a 502,946 e l’elezione scattata a 252.

Malagò, presidente del Comitato olimpico italiano dal 2013 al 2025 e presidente del Comitato organizzatore dei Giochi invernali di Milano Cortina, sperava di andare ben oltre il sostegno alla sua candidatura annunciato ufficialmente dai presidenti della Lega Serie A, Serie B, Associazione calciatori e Assoallenatori.

La riconferma in blocco del Consiglio Federale, a cominciare da Beppe Marotta con Giorgio Chiellini e Stefano Campoccia per la Serie A, va nella direzione della continuità, al di là delle promesse di cambiamento di cui si parla da anni e che per qualcuno significa soltanto risolvere i problemi del proprio club. E il ritorno all’antico, con Roberto Mancini di nuovo sulla panchina azzurra, come si sente dire, sarà un altro segno che si guarda avanti voltandosi indietro.

Dell’elezione di ieri resta l’immagine degli ultras che si sono presentati davanti l’hotel Rome Cavalieri. I tifosi si sono disposti in semicerchio con lo striscione “Per un calcio giusto e popolare”.  Nei giorni scorsi era stata consegnata in Senato una petizione popolare firmata da circa 141mila persone, con l’obiettivo di riportare al centro il valore sociale del calcio per renderlo più accessibile. Tra le richieste figurano prezzi più bassi per l’accesso agli stadi, un rafforzamento tra squadre e territori, e la revisione del calcio spezzatino in tv.