di Massimo Boccucci
Mai banale, tutto fuorché un perbenista di facciata che aggiusta le parole per far piacere a chi le sente o le legge. Per questo se Jurgen Klopp fa irruzione nel calcio, si prende inevitabilmente la scena. Specialmente se va all’attacco della Fifa. Ne ha per tutti l’ex allenatore di Borussia Dortmund e Liverpool, che ha vinto tanto e cresciuto calcisticamente tra Bundesliga e Premier League ha visto il meglio.
Mettere nel mirino il Mondiale di Usa, Canada e Messico gli viene facile, partendo dal cooling break «fatto solo – dice – per le televisioni e i loro sponsor». Il tecnico nato a Stoccarda non ha dubbi che la pausa durante le partite, che la Fifa ha presentato come una misura a favore dei giocatori contro il caldo eccessivo, sia in realtà «soltanto una gabbia dorata costruita per gli sponsor». Il riferimento è alla sosta concessa al 24′ della partita inaugurale Messico-Sudafrica, nonostante i 23 gradi registrati in quel momento a Città del Messico. Durante quei tre minuti, la tv ha trasmesso spot di 5 sponsor. «Quando ho visto i giocatori restare fermi durante una pausa per il caldo – ha detto Klopp -, mentre i tempi televisivi dettavano il ritmo della partita, non ho potuto fare a meno di chiedermi a chi serva davvero il Mondiale. Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti?».
Sul canale tedesco Zdf, il cinquantottenne spesso fuori dal coro e dalle banalità, va dritto su Gianni Infantino nel sostenere che «il calcio è preso in ostaggio da dirigenti seduti in uffici climatizzati». Klopp sulla scia di Michel Platini che ha delegittimato da un pezzo Infantino, così come Alexander Čeferin e quanti girano attorno al potere per il potere, diventandone servi sciocchi per raccogliere qualche posizione di rendita.
La critica di Klopp è indirizzata al modello di competizione di questi Mondiali, lasciando intendere che l’eccessiva intraprendenza economico-finanziaria della Fifa mette a rischio lo stesso spirito del torneo: troppe squadre, eccessiva attenzione agli sponsor, alle tv e pochissimo sport. «Il calcio era l’evento principale – ha spiegato -, ora rischia di diventare la musica di sottofondo di uno spettacolo pubblicitario. Il pallone dovrebbe essere la vera star. Il rischio è che il calcio diventi solo l’interruzione tra una pubblicità e l’altra».
In passato Klopp si è schierato apertamente più volte contro la Fifa. Nel 2021 ha accusato Infantino di «non ascoltare i calciatori», costringendoli a «calendari disumani che spremono i giocatori come limoni», per l’introduzione della ridicola Nations League e, ancora peggio, della pseudo Coppa del mondo per club. Poi, nel 2022 è stato il primo a contestare la decisione di svolgere i Mondiali in Qatar a dicembre.
Sulle pause per il caldo durante le partite si sono schierati pure i commissari tecnici degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, e della Francia, Didier Dechamps. Il business a tutti i costi è la deriva oltre la deriva che il calcio di oggi già subisce abbastanza.