di Massimo Boccucci
Fate largo al Paris Saint-Germain campione d’Europa per il secondo anno consecutivo, stavolta dopo una finale passata sulla corda contro l’Arsenal, piegato ai calci di rigore ieri sera alla Puskás Aréna di Budapest dopo la passeggiata la stagione scorsa contro l’Inter sommersa da cinque gol.
I parigini hanno spezzato il sogno inglese del triplete, visti i trionfi dell’Aston Villa in Europa League e del Crystal Palace in Conference. La Champions, invece, ha ripreso la via di Parigi. Luis Enrique ha fatto doppietta, ricordando quando passò per Roma nel 2011-2012 e se ne andò intuendo che nell’Italia del declino inesorabile non si sarebbe potuto realizzare nulla di buono tra scandali, pressioni, debiti, inchieste, povertà tecnica e tattica.
Il Psg ha aperto un ciclo straordinario con l’errore di Gabriel, che ha calciato alto l’ultimo tiro dal dischetto prima di procedere a oltranza. La festa dei tifosi del Psg, i fumogeni rossi accesi subito dopo che il difensore brasiliano dei Gunners ha sbagliato il tiro decisivo davanti a loro e dopo una prestazione comunque migliore rispetto all’Arsenal nei 120 minuti e nonostante il gol da rimontare.
Vitinha, eletto uomo partita, c’è rimasto male quando ha preso il gol dall’Arsenal dopo appena 6 minuti, poi l’incisività di Dembélé e una prova d’esperienza e sostanza alla distanza. Così i francesi hanno fatto il bis dal tris del Real Madrid dal 2016 al 2018.
I Gunners sono usciti con l’amarezza dell’epilogo, ma questo non fa dimenticare il trionfo in Premier League né cancella la prima finale di Champions dopo vent’anni, persa pure quella.
Oggi a Londra è organizzata una parata per festeggiare lo scudetto con un milione di persone attese in strada. L’Arsenal girerà col trofeo di campione d’Inghilterra per la prima volta dopo 22 anni. Arteta proverà a capire come riprovarci per riuscire a prendere anche quello d’Europa che i Gunners non hanno mai vinto.