SOLOMEO Nessuno più disinibito di Don Fabio. Politicamente scorretto, se serve. Quanno ce vò ce vò, deve averlo imparato bene nella sua lunga primavera romana. Capello non cerca una palla di vetro per guardare nel futuro, ma mette in fila esperienza, saggezza del tempo, tutto quanto di straordinario ha vissuto. A casa di Brunello Cucinelli, nel borgo medievale alle porte di Perugia ospite al Golden Boy, gli riesce tutto facile nell’esternare i pensieri in libertà, buttando lo sguardo oltre la vetrata che dà su un giardino che sembra un paradiso terrestre.
Capello, tutto deciso nella corsa Champions?
«Così potrebbe sembrare, ma tutti ne abbiamo viste tante negli anni. L’ultima giornata ha sempre le sue trappole, bisogna comunque mettere nel conto le possibili sorprese e per evitarle servono tante componenti».
La Roma ha la strada spianata?
«Ecco, appunto: i giallorossi hanno in mano il proprio destino, ma del Verona retrocesso non c’è da fidarsi, se l’atteggiamento non è quello giusto, perché può giocare con la testa libera. Senza alcun assillo possono venire fuori prestazioni inaspettate e questo deve indurre i giallorossi e fare ciò che devono. Vietato farsi prendere da altri pensieri, né dall’ansia da prestazione. La storia è piena di partite finite diversamente quando sembravano scontate. La Roma sa che non deve correre questo rischio».
Possibilità zero per Como e Juve?
«Anche il Milan sulla carta ha la qualificazione in mano e dipende solo da quello che riuscirà a fare contro il Cagliari salvo, che a San Siro non ha nulla da perdere e farà ciò che potrà con l’animo sollevato e magari con la voglia di giocare e stupire. Il Como trova la Cremonese che cercherà in tutti i modi di vincere per provare a salvarsi, pur se non dipenderà solamente dai grigiorossi. La Juve ha il derby che fa storia a sé. È evidente che per i bianconeri la situazione sulla carta è la più complicata in partenza, almeno a bocce ferme».
Aria di Champions la finale: tra Psg e Arsenal come finirà?
«Come valori tecnici non c’è storia, il Psg è nettamente superiore e se guardiamo il livello delle due squadre non c’è partita. L’Arsenal ha tanto entusiasmo dopo aver vinto la Premier e un’organizzazione difensiva che se funziona può lasciare aperto il discorso».
Calcio italiano in crisi a caccia di talenti e di freschezza anagrafica?
«Sui giovani se ne dicono tante, ma la verità è che dipende dall’allenatore e non dalle regole. Le seconde squadre non mi hanno mai convinto, un conto è fare esperienza in casa e un altro farne fuori che dà qualcosa in più. L’esperienza fuori fa maturare: cambi città, paese e abitudini, tutto questo aiuta per crescere e per il futuro. Quando uno è nella seconda squadra di una big ti aspetti di più, credo che invece andrebbero allenati con la prima squadra in un calcio più veloce. Noi abbiamo perso la capacità di giocare velocemente. Se ti alleni con quelli del tuo livello rimani a quel livello, non è un’esperienza positiva. Quando allenavo Roma, Milan e Real Madrid c’erano sempre quattro-cinque giovani che stavano con noi e questi imparavano moltissimo perché lavoravano con i più bravi, avanti e più veloci. Solo così puoi migliorare tecnicamente».
Per esempio?
«Alla Roma avevo De Rossi e Aquilani stabilmente nel mio gruppo. Ero convinto che Aquilani fosse più bravo di De Rossi perché tecnicamente era migliore. Feci esordire Aquilani con la Triestina e giocava con un po’ di paura, poi quando misi De Rossi si muoveva come faceva in allenamento. De Rossi era più pronto, Aquilani no».
Massimo Boccucci