di Massimo Boccucci
Gli Internazionali d’Italia, la prima edizione con un italiano campione nel singolare maschile e una coppia tutta azzurra a trionfare in doppio maschile, consegnano al nostro Paese la disciplina principe che ormai ha soppiantato il calcio travolto dagli scandali, le inchieste giudiziarie, i lati oscuri e le delusioni tra la pochezza tecnica e la terza esclusione consecutiva dai Mondiali. Il tennis ha superato il calcio nel fatturato federale del 2025, aumenta i tesserati avvicinando sempre di più lo sport di massa per eccellenza e ha campioni puliti ammirati e celebrati in tutto il mondo.
Il successo di Jannik Sinner, primo italiano nell’albo d’oro dal 1976, e del miglior duo azzurro di doppio con Simone Bolelli e Andrea Vavassori, ha illuminato una giornata senza precedenti. Ma la festa del tennis italiano continua. Siamo infatti l’unica Nazione con quattro giocatori nella Top 16 del ranking Atp pubblicata ieri.
Jannik, il campione dei record, secondo dopo Novak Djokovic a completare il Career Golden Masters ma capace di riuscirci a 24 anni contro i 31 del fuoriclasse serbo, vanta 14.700 punti in classifica. Nessuno ne aveva mai avuti così tanti dal 2016, da quando cioè Djokovic ne assommava 14.840 durante le due settimane dello Us Open di quell’anno.
L’assenza di Carlos Alcaraz, che ha saltato gli Internazionali a Roma e non giocherà il Roland Garros, dà a Sinner la certezza di restare numero uno fino a dopo Wimbledon, e quindi di riuscire a raggiungere almeno le 80 settimane da leader di Lleyton Hewitt, il decimo giocatore che ne ha trascorse di più in vetta nella storia del ranking computerizzato, introdotto nel 1973.
Il numero due d’Italia è Lorenzo Musetti, 11° al mondo, uscito dalla Top 10 per la prima volta dal suo ingresso un anno fa, che salterà il prossimo Roland Garros per infortunio. Resta numero 12 Flavio Cobolli; sale alla posizione numero 16 Luciano Darderi, semifinalista a Roma e che si regala il best ranking con la certezza di essere tra le prime 16 teste di serie al Roland Garros. Infine, c’è anche il ritorno nei Top 100 di Matteo Arnaldi, al 96° posto dopo averne guadagnati 12.
Sinner ora stacca la spina dopo il tour de force, concluso in gloria battendo in finale Casper Ruud, mentre tutto intorno si inneggia alle sue imprese. Il tributo migliore è venuto da Adriano Panatta, festante sul Centrale, che ha voluto sottolineare come fosse un onore cedere il suo scettro a Jannik. «Maturità, calma e coraggio – ha detto Panatta – nei momenti più importanti del match: ero sicuro che avrebbe vinto. Roma aspettava un campione così da tantissimo tempo, volevo veramente consegnargli questo famoso testimone perché parliamo del più forte giocatore del mondo».
Averlo fatto è per Adriano «un motivo di orgoglio. Al Foro Italico – ricorda – ho vissuto un giorno che mi ha cambiato la vita nel 1976 e ritrovare adesso un tennista italiano capace di imporsi con questa personalità e questo gioco è una cosa bella. Oltre a essere un campione, anzi un fuoriclasse, è un bravissimo ragazzo, davvero perbene ed educato».
Riconosce nel ventiquattrenne altoatesino la straordinaria continuità mentale. «Non regala nulla – ha spiegato Panatta – e non si mette a fare il fenomeno. Una qualità da numero uno vero. Il pubblico romano sa riconoscere chi entra in campo con rispetto e carattere, Jannik ha saputo conquistarlo tutto. Questo ragazzo – ha concluso Panatta – è un esempio oltre che un campione». Gli ha ricordato che sarà anche a Parigi per consegnare il premio al vincitore, visto che ricorrono pure i cinquant’anni dal suo successo al Roland Garros, e che vuole ripetere la stessa cerimonia. Appuntamento a Parigi, dal 24 maggio al 7 giugno.