di Massimo Boccucci
Il ricordo speciale di Evaristo Beccalossi è venuto dal cantautore Enrico Ruggeri, interista come lui, quasi cinquant’anni di amicizia con un mago del calcio che quando giocava insieme le partite di beneficenza o tra amici gli lasciava la maglia numero dieci e Ruggeri non voleva perché di diritto del Becca. Il cantautore ha esternato il dolore, ha ricordato che Nagaja, la figlia di Evaristo, è cresciuta sulle sue ginocchia e che da quando si sono conosciuti nel 1979 non si sono mai persi di vista.
Ruggeri era il cantante preferito di Beccalossi e lui è stato il suo giocatore preferito, ricordando che con l’Inter ha giocato dal 1978 all’84, con 216 presenze tra campionato e coppe, realizzando 37 reti tra cui una doppietta nel derby meneghino vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979, vincendo lo scudetto con Eugenio Bersellini in panchina nel 1979-1980 e una Coppa Italia nel 1981-1982. Idolo dei tifosi, divenne celebre anche per la sua ironia e per i due rigori sbagliati in 7 minuti in Coppa delle Coppe.
Nel gennaio dell’anno scorso era stato colpito da un’emorragia cerebrale, rimanendo in coma per 47 giorni, poi l’ultimo periodo sempre più difficile che ha impedito al fuoriclasse bresciano di festeggiare i 70 anni che avrebbe compiuto il prossimo 12 maggio. Gli hanno dedicato tanti cori, il più suggestivo e irriverente sicuramente «Evaristo, Evaristo non lo ferma neanche Cristo».
Dribbling, colpi di tacco, classe da vendere. Questo era il Becca, anzi “Driblossi” per il nomignolo uscito dalla penna di Gianni Brera. La descrizione più azzeccata quella dell’indimenticabile avvocato tutto nerazzurro Peppino Prisco: «Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole».