di Massimo Boccucci
Nella fame e la perfezione sta il trionfo di Jannik Sinner a Madrid. C’è tutto nei 57 minuti che sono bastati all’azzurro per vincere il Masters 1000 senza dare scampo per 6-1 6-2 al tedesco Alexander Zverev, numero 3 del mondo. Dopo il successo a Parigi nell’autunno scorso, sono arrivati i titoli a Indian Wells, Miami, Montecarlo e ieri pomeriggio nella capitale spagnola. Se qualcuno pensava che si sarebbe fatto sentire lo sforzo prolungato di questo esaltante tour de force, il re del ranking Atp ha fatto parlare il campo.
Il percorso iniziato il 7 marzo, con il debutto in California contro Svrcina, è passato attraverso 58 giorni con 23 vittorie, conquistando quattro tornei consecutivi. L’ultima sconfitta risale al 19 febbraio, nei quarti di Doha contro Mensik.
A livello di Masters 1000, la striscia positiva comprende anche Parigi indoor dello scorso novembre: in totale fanno 28 match e, soprattutto, cinque titoli di fila. Sinner è il primo giocatore della storia a riuscirci; Djokovic e Nadal si erano fermati a quattro. Dopo essere entrato nel ristretto club (Federer, Djokovic, Nadal) di chi ha raggiunto almeno una finale in tutti e nove i Masters 1000 dalla loro introduzione nel 1990, adesso gli manca solo Roma per completare la collezione dei titoli nei tornei di prima fascia del circuito Atp, impresa riuscita soltanto a Nole.
L’azzurro ha trionfato a Indian Wells (2026), Miami (2024-2026), Montecarlo (2026), Madrid (2026), Toronto (2023), Cincinnati (2024), Shanghai (2024) e Parigi (2025), fermandosi all’ultimo atto al Foro Italico l’anno scorso, contro Alcaraz. Lo spagnolo, per fare un paragone con il grande rivale dei nostri tempi, si è imposto in sei Masters 1000 (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid, Roma e Cincinnati), senza andare oltre i quarti in Canada, Shanghai e Parigi. Sinner tira dritto, con o senza Alcaraz.