LA NOVITÀ
Solidarietà e unione tra culture nel nuovo lavoro discografico Arabian Jazz Trio del pianista e compositore Francesco Demegni, gualdese con anima anche eugubina. La produzione si evidenzia come un manifesto musicale speciale. Il cuore del progetto sta nella collaborazione con due musicisti d’eccezione, uno iraniano e l’altro palestinese, le cui identità restano protette per evitare ritorsioni nei loro Paesi d’origine.
La promozione dell’album parte con una serie di 19 concerti, il primo dei quali è in programma alla biblioteca Civica di Parma martedì prossimo in diverse città e l’unica data umbra il 12 giugno a Perugia, in piazza Morlacchi. «In contesti – spiega – dove la musica è spesso etichettata come Haram, proibita perché considerata distrazione dal divino, e la voce femminile è vista come Fitna, fonte di tentazione, questo album assume una connotazione di libertà pura».
L’impegno di Demegni va oltre lo spartito. Il disco ha una finalità benefica: i proventi delle vendite vengono devoluti direttamente alle famiglie dei due musicisti duramente colpite dalle realtà della guerra, e un messaggio universale: «L’obiettivo non è politico né religioso ma umanitario – riprende il musicista -, riscoprire il dialogo attraverso l’arte, unico vettore capace di superare i confini della tolleranza». Registrato negli studi Etralab tra Gubbio e Gualdo Tadino, l’album fonde le sonorità ancestrali dell’oud e del tar (strumenti tradizionali a corda) con le radici della musica afroamericana. Le melodie mediorientali si intrecciano così con swing e blues, R&B e soul. Il risultato è un jazz armonicamente sofisticato ma estremamente fruibile, che trasporta l’ascoltatore in una dimensione morbida e seducente.
L’ascolto di Arabian Jazz Trio evoca atmosfere cinematografiche: tra improvvisazioni pianistiche e temi orientali, sembra di respirare i profumi di spezie e tè alla menta consumati in club lontani. «È un ritorno a un jazz narrativo – riflette – che celebra l’Oriente come luogo di fascino e scoperta, dimostrando quanto, nonostante le distanze geografiche, l’entusiasmo creativo e gli intenti umani siano profondamente simili».
Massimo Boccucci