www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 25 aprile 2026

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di Massimo Boccucci

L’Italia ai Mondiali passando per la finestra, dopo che è stata chiusa la porta, fa sorridere suscitando pure le battute più sarcastiche, compresa quella che in questo Paese si è capaci di tutto, avendo dato perfino uno scudetto a chi è arrivato terzo per poi essere prescritto. Il caso Iran tiene banco, anche se la sua rinuncia non è mai stata annunciata seriamente e ci si chiede come mai il presidente della Fifa, Gianni Infantino, non abbia capito che per evitare l’ennesimo scandalo potrebbe bastare cambiare sede alle partite della squadra iraniana che non vorrebbe giocare – e la cosa si capisce – sul territorio degli Stati Uniti.

Si è riaccesa la storia dell’Italia ripescata quando ha fatto irruzione Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump, che ha suggerito a Infantino di considerare gli azzurri come primi sostituti in caso di esclusione dell’Iran. La Fifa dice di non pensarci e attende gli eventi, mentre il Ministero della Gioventù e dello Sport iraniano ha fatto sapere, su ordine del ministro, la piena preparazione della Nazionale per la partecipazione ai Mondiali del 2026 negli Stati Uniti, secondo le parole alla televisione di Stato della portavoce del governo, Fatemeh Mohejerani, spegnendo gli entusiasmi di chi vedeva un forfait imminente.

Dall’America, sia Trump che il Segretario di Stato, Marco Rubio, frenano ogni ipotesi di sostituzione e hanno evidenziato che nessuno vieta all’Iran di presentarsi, mentre i più saggi a casa nostra allontanano senza se e senza ma la prospettiva di un ripescaggio perché i titoli bisogna meritarseli sul campo e non attraverso i giochi di prestigio.

Nell’orizzonte azzurro c’è solo la nuova governance del calcio, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina a seguito della disfatta in Bosnia, e con essa l’avvio del nuovo ciclo tecnico che però passa necessariamente per due date cardine, il 13 maggio i termini per la presentazione delle candidature elle elezioni di presidente della Figc e il 22 giugno le elezioni.

La panchina azzurra per ora alimenta suggestioni, tipo quella che vuole in corsa Pep Guardiola che all’Italia è rimasto sempre legato, ricordandone i trascorsi da giocatore al Brescia, più una parentesi alla Roma. Il suo ricchissimo contratto con il Manchester City scadrà nel 2027 e prima di tutto pensa a come conquistare la settima Premier League in 10 anni, con in ballo anche la Fa Cup vista la semifinale stasera col Southampton. Guardiola in azzurro sembra una suggestione e nulla più.