di Massimo Boccucci
Un bel ritorno nel calcio azzurro quello di Beppe Signori, nominato capodelegazione dell’Under 20 allenata da Carmine Nunziata. La sua nuova vita, a 58 anni, ricordandolo come uno dei migliori attaccanti italiani e vittima di una vicenda giudiziaria dalla quale è uscito pulitissimo, dopo dieci anni passati a voler andare fino in fondo per meritarsi la piena riabilitazione.
La sua storia sul campo ce lo fa ricordare vicecampione del mondo nel 1994 nell’Italia di Arrigo Sacchi, con 28 presenze e 7 gol; simbolo del Foggia zemaniano; con la maglia della Lazio tre volte capocannoniere della Serie A collezionando in 13 stagioni ben 344 presenze, 188 gol e il decimo posto nella classifica dei migliori marcatori di sempre; bomber amatissimo del Bologna nelle cui file ha disputato 6 stagioni.
Quel che ha lasciato sul campo è vera gloria. Quello che di allucinante gli è successo fuori ce lo consegna come uno straordinariamente sopravvissuto a un’odissea giudiziaria, cominciata il primo giugno 2011 quando è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sulle scommesse nel calcio, misura revocata dopo due settimane.
Beppe Signori si è sempre detto innocente, ha respinto con forza ogni accusa, ma non gli hanno creduto e l’hanno perfino radiato con preclusione da qualsiasi categoria o rango della Federazione.
La giustizia penale lo mette nel tritacarne e quando scatta la prescrizione, Signori vi rinuncia, va a processo e viene assolto, fino a ottenere, conclusa del tutto l’infernale esperienza, la riabilitazione dalla Figc.
Nel 2019, un’altra durissima prova per i problemi di salute che supera lottando come ha sempre saputo fare al meglio, in campo e fuori.
Giovanni Malagò, d’accordo con Claudio Ranieri, direttore tecnico federale e presidente del Club Italia, ha annunciato con grande soddisfazione la nomina di Beppe Signori, ricordandone da calciatore il talento, il senso del gol e la grande professionalità, senza dimenticare la storia umana accanto a quella sportiva verso cui la Federazione si è rivelata particolarmente sensibile.
La sua esperienza, le sue competenze e l’entusiasmo con cui ha accettato questa nuova sfida – è stato sottolineato da Malagò – saranno un valore importante per la crescita dei giovani e per rafforzare il loro senso di appartenenza alla Nazionale. Hanno restituito a Cesare ciò che è di Cesare: il calcio che Signori ha sempre amato.