di Massimo Boccucci
Più Var o meno Var, come la metti ne manca un pezzo perché da quando hanno aperto la sala di Lissone, dove si può bussare, e da quando al designatore si può telefonare per chiedere arbitri graditi o meno, il calcio italiano continua a peggiorare e il campionato abbassa paurosamente il livello di giornata in giornata.
Il rigore reclamato invano dall’Atalanta a Torino contro la Juve, che sembrava starci visti alcuni concessi negli ultimi anni richiamati proprio dal Var tra mille dubbi, ha riacceso le discussioni. Proprio mentre la Procura Federale, con il solito Giuseppe Chiné incline alle archiviazioni facili scatenando spesso ricorsi a raffica, ha cancellato le intercettazioni imbarazzanti dell’ultima Arbitropoli.
Il sistema ha deciso di autoproteggersi, come sul caso Malagò e la sua elezione borderline alla presidenza della Figc per il regolamento sul tesseramento non rispettato, e come da programma alla prima sosta c’è stato un primo incontro fra arbitri e club, con la presenza del designatore Daniele Orsato, il direttore tecnico Domenico Messina e diversi allenatore di Serie A. Non c’era Sarri, arrabbiato domenica scorsa dopo Juve-Atalanta.
Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha aperto il summit applaudendo il nuovo corso arbitrale e rimarcando le migliorie da apportare, forse riferendosi agli interventi al Var che fin qui ci sono stati, ossia uno su 50 gare.
Simonelli ha esultato per la mancanza di zero a zero e i tempi più alti di gioco, senza fare alcun riferimento a due esoneri lampo tra Firenze e Bologna, con De Rossi in bilico e poi confermato dal Genoa.
Il presidente della Lega ha aggiunto un pensiero alla Catalano nel dire che il Var deve intervenire quando l’arbitro non vede bene, mentre Orsato ha richiamato i ritmi di gioco più elevati che aumentano i livelli di fatica dell’arbitro, accennando a quello che è la vera sostanza di un sistema arbitrale di garanzia: il metro di giudizio, ovvero l’uniformità delle decisioni sugli episodi, per scongiurare due pesi due misure che hanno sempre occupato le discussioni dopo una partita.
Gli allenatori si sono detti soddisfatti dell’andamento arbitrale. Assuefarsi al clima, del resto, è tipicamente italiano. Anche nelle cose che non vanno, non convincono o, peggio ancora, non funzionano affatto.