www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 19 settembre 2026

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di Massimo Boccucci

Sono 9 i convocati per la prima volta in Nazionale dal nuovo commissario tecnico Roberto Mancini nei 34 della lista in vista delle prime 4 partite di Nations League, che in un tour de force di 11 giorni vedrà gli azzurri sfidare il Belgio, venerdì prossimo 25 settembre alle 20.45 a Roma, la Turchia il 28 settembre alle 20.45 a Bursa e anche il 5 ottobre alle 20.45 a Bologna e in mezzo la Francia il 2 ottobre alle 20.45 a Saint-Denis.

Si riparte dopo il Mondiale vinto dalla Spagna e che l’Italia ha guardato da casa, come i due precedenti, a certificare una crisi di sistema da cui si prova disperatamente a uscire tra i veleni, le liti, le contraddizioni e le inchieste sostanzialmente insabbiate.

Non entusiasma la nuova formula della maxi sosta voluta dal presidente dell’Uefa, Aleksander Čeferin, che blocca più a lungo i campionati europei creando problemi ai club. La Nations League, arrivata alla quinta edizione, sostituisce di fatto le amichevoli, ma continua a non mostrare alcun appeal. In questo contesto si apre la rifondazione azzurra con i nuovi, dal portiere Massimo Pessina del Bologna ai difensori Daniele Ghilardi della Roma, Michael Kayode del Brentford e Eddy Kouadio del Monza, dai centrocampisti Alessandro Romano del Cagliari a Issa Doumbia dello Sporting Lisbona agli attaccanti Sebastiano Esposito del Sassuolo, Antonio Vergara del Napoli e Mohamed Alì Zoma del Norimberga.

Confermati, dopo la convocazione dello scorso giugno per le amichevoli con Lussemburgo e Grecia, Honest Ahanor del Crystal Palace e Samuele Inacio del Borussia Dortmund, mentre a distanza di tempo tornano a indossare l’azzurro Nicolò Fagioli e Nicolò Zaniolo, entrambi assenti dall’ottobre 2024, e Rolando Mandragora, convocato per l’ultima volta nel marzo 2021.

L’Italia sosterrà lunedì prossimo la prima seduta di allenamento a Coverciano. In occasione del raduno farà il suo debutto nella veste di capo delegazione anche Diana Bianchedi. L’ex schermitrice azzurra, che vanta una lunga esperienza dirigenziale in ambito sportivo, è la prima donna a ricoprire questo ruolo.

Mentre la Nazionale riparte resta aperto il caso Giovanni Malagò, per il quale il Coni ha messo in piedi una squadra di giuristi esperti di diritto sportivo per giudicare il caso del mancato tesseramento del presidente. Sul voto in Federcalcio ora farà accertamenti il Comitato Olimpico, che verificherà se ci sono state violazioni nell’iter che ha portato alle elezioni. L’indicazione, pur archiviando tutto, l’ha data il procuratore generale dello sport.

Il problema in Italia è rappresentato dalle regole che vengono spesso disattese, aggirate o interpretate. Il possesso di un valido tesseramento dev’essere uno dei requisiti per la candidabilità ed eleggibilità, cosa che la Figc potrebbe non aver concretamente applicato violando i principi fondamentali, secondo quanto lasciato intendere dal numero uno del Coni, Luciano Buonfiglio, annunciando che nell’esercitare la vigilanza su tutte le Federazioni, adesso farà gli opportuni accertamenti giuridici.

Una posizione, quindi, opposta a quella che in prima battuta aveva giudicato la procura federale guidata da Giuseppe Chiné, che aveva confermato l’assenza di un tesseramento al momento delle elezioni ma non ritenendolo un requisito fondamentale. Il procuratore generale dello sport, Ugo Taucer, ha archiviato il fascicolo su Malagò chiedendo contestualmente al Comitato Olimpico di verificare se vi siano stati o meno profili di inosservanza dei principi fondamentali degli statuti federali in occasione delle elezioni dello scorso 22 giugno. Insomma, un pastrocchio all’italiana. E anche questo contribuisce a rivelare tutta la pochezza nella quale è piombato il nostro calcio.