di Massimo Boccucci
C’è rimasta la Lazio di Rino Gattuso che potrebbe salire a punteggio pieno, affiancando Roma e Inter, se stasera alle 20.45 vincerà a Udine l’ultimo posticipo della terza giornata.
Va così perché ieri sera Juventus e Milan hanno infilato l’ennesimo pareggio della serie, stavolta con la magìa di Cisse al 68′ per i rossoneri e il pareggio juventino al 92’ con Gatti, che di zattere di salvataggio ne ha lanciate via via parecchie.
C’è il comune denominatore con Inter-Napoli e Roma-Atalanta del sabato: anche Juve-Milan, infatti, si è decisa nel finale. E nessuno dei due marcatori era in campo al fischio d’inizio. Il potere delle sostituzioni è un fattore di cui tenere conto in questo campionato sempre povero di spirito e contenuti tecnici, mentre è pieno di ombre e veleni.
Luciano Spalletti ha meritato almeno il pareggio, perché se l’è giocata di più e meglio. Ha visto i suoi creare le uniche occasioni della gara e mostrare orgoglio quando si trattava di recuperarla. Il Milan si è difeso parecchio, con una partita che se ci fosse stato Max Allegri sulla panchina rossonera avremmo parlato di gioco vecchio da corto muso.
I milanisti non segnavano alla Juve dal maggio 2023, gol di Giroud che nel frattempo è tornato in Francia. Sono passati tre anni e mezzo, 659 minuti di campo. Il pareggio finale di Gatti è stato un classico di Gatti. Il colpo di testa del difensore infinito ha fatto esplodere l’Allianz e se lo meritava.
Lo scudetto non sembra affare da Juve e Milan. Per un posto in Champions se ne parlerà in primavera, ricordando che la stagione scorsa andò male a tutte e due. I 7 punti di entrambe in classifica sono buoni per la semina di questi tempi.
Spalletti, che aveva svariate defezioni, rifletterà su come produrre gol per le tante azioni. Ruben Amorim ha capito che si può provare a vincere anche senza strafare né incantare.