di Massimo Boccucci
Infuria la battaglia in campo aperto contro Gianni Infantino, che l’Uefa ha scaricato con tutta una serie di manovre in corso per inchiodarlo. Le 55 Federazioni europee hanno ufficializzato la scelta di sospendere il boicottaggio dei tornei internazionali, vista la rinuncia al piano di privatizzazione dei Mondiali che però «non cancella – fanno sapere – l’inganno, l’intimidazione e l’abuso di potere. Serve – sottolineano – una profonda revisione della governance, che non può essere retta da un singolo individuo».
La Figc ha annunciato di non sostenere più Infantino, anche perché sta organizzando con la Turchia gli Europei del 2032 e non vuole mettersi di traverso ad Aleksander Čeferin, che sta giocando una partita tutta sua.
C’è il sospetto che dietro questa lotta di potere, più personalistico che altro, vi sia l’intento di mettere spalle al muro l’attuale presidente della Fifa in vista delle elezioni del 2027, puntando ad aumentare i posti al prossimo Mondiale del 2030 in Uruguay che, salvo sorprese, passerà da 48 a 64 Nazionali, con il doppio delle squadre rispetto al 2022.
L’Uefa potrebbe contrattare l’apporto a Infantino in cambio di più Nazionali del vecchio continente alla prossima Coppa del Mondo. A questo aspetto guarda interessata l’Italia, dopo tre esclusioni consecutive in altrettante edizioni nel mezzo di una crisi tecnica e gestionale senza fine che il nuovo presidente federale Giovanni Malagò vorrebbe superare.
In questo momento il bersaglio è Infantino, che si sta rifugiando sotto la protezione dei suoi amici, come il Re del Marocco, qualche ex giocatore vedi Zanetti, Totti, Cannavaro, Materazzi e Vieri che magari potrebbero trarre tornaconti personali, e soprattutto Donald Trump che ha già fatto muovere la propria amministrazione per sostenere Infantino pubblicamente.
L’Uefa prospetta un durissimo scontro legale e chiede di poter visionare una serie di documenti che sostanzialmente definisce scottanti e rivelatori di malcostume. Lotte di potere tra i veleni senza esclusione di colpi, senza che nessuno mostri di avere minimamente a cuore un calcio del futuro che sia migliore di quello del presente.