www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 30 luglio 2026

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di Massimo Boccucci

Giovanni Malagò, Roberto Mancini e Claudio Ranieri si sono presentati.  Tutti in giacca e cravatta. Tutto secondo copione, anche le scuse del “Mancio” a tre anni dall’addio per andare a prendere un sacco di petrodollari in Arabia Saudita. «Ho sbagliato e mi dispiace – ha detto il commissario tecnico -, sono innamorato della Nazionale, è come quando perdi la donna della tua vita per un errore. La sorte e anche il presidente Malagò mi permettono di riscattarmi. Sono qui per vincere trofei importanti e per restare il più a lungo possibile».

Nel ciclo precedente la sua Nazionale è rimasta imbattuta per 37 partite, record bruciato dalla Spagna campione del mondo, che in finale contro l’Argentina ha portato la striscia a 38 gare positive. Ora Mancini ha lanciato la nuova sfida di voler vincere sempre. «Farò in modo che la Nazionale possa giocare bene – ha sottolineato – per farmi perdonare di quanto accaduto tre anni fa».

Vede azzurro anche sui giocatori, convinto che ce ne sono di bravi e giovani, ai quali va data fiducia. Ha anche annunciato che l’Under 21, la 20 e la 19 dovranno giocare con lo stesso sistema della Nazionale maggiore, così per i giocatori sarà più facile adattarsi.

Ranieri insediandosi ha rivolto il pensiero alle scuole calcio e ai costi, per dare la possibilità ai giovani di divertirsi e di sognare di poter fare i calciatori. Cercherà di far abbassare i prezzi e vuole il ritorno allo sviluppo della tecnica individuale più che della tattica. Ha sollevato la questione dei troppi stranieri, dicendosi pronto a chiedere aiuto a tutti, pure alla politica se serve.

Malagò invece ha raccontato di Donnarumma entusiasta del ritorno di Mancini, e della soddisfazione pure di Gravina. Un quadro idilliaco, insomma. Tutto bene, anzi benissimo. Una spinta decisa verso la Nations League, poi l’Europeo e dritti verso il Mondiale 2030 dove la prevista formula a 64 squadre sembra fatta per dire che stavolta l’Italia ci sarà di sicuro.

Dietro il sipario aperto tra paillettes e lustrini restano i mugugni della Serie A che dal 13 aprile, quando ha sposato a occhi chiusi Malagò lanciandone la candidatura alla presidenza della Figc, pensava di essere coinvolta nella scelta del commissario tecnico ritrovandosi Mancini calato dall’alto, mentre avrebbe preferito il ritorno di Antonio Conte. Alla fine Beppe Marotta un paletto nerazzurro ce l’ha, col ventilato rientro di Lele Oriali team manager. L’impronta interista, presente ormai da anni sulla Nazionale, è destinata a proseguire. Con quali risultati si vedrà.