www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 29 luglio 2026

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di Massimo Boccucci

La scommessa più grossa di Giovanni Malagò, che ha vinto tantissimo alla guida del Coni e per provarci in Federcalcio ha voluto andare sino in fondo, riuscendo a riportare il suo grande amico Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale.

Prima Pagina, questo podcast de ilmessaggero.it, ha sempre considerato il “Mancio” il grande favorito e ha tenuto sempre la porta aperta all’eventualità che alla fine potesse davvero tornare.

Tutto il trambusto con Paolo Maldini, Leonardo e Andrea Pirlo è svanito quando in poche ore Malagò ha convinto il Consiglio Federale ad accettare Mancini, uscito dalla porta nell’agosto 2023, per andarsene in Arabia Saudita tra le accuse di alto tradimento, per rientrare adesso dalla finestra, con la Serie A schierata per il ritorno di Antonio Conte, anche se i silenzi in questi giorni di Beppe Marotta facevano intendere che probabilmente giocasse di sponda con Malagò, fregandosene del resto.

Il presidente della Figc non ha mai mollato Mancini neanche per un istante e se a un certo punto l’investitura di Pirlo sembrava cosa fatta, evidentemente non si poteva essere all’oscuro dell’intreccio economico russo che si è riversato come una clava sullo stesso Pirlo e a caduta su Maldini e Leonardo.

Prova ad andare avanti Malagò, tralasciando se, come e quando si debbano ricercare i responsabili della pessima figura evocata legittimamente dal ministro Andrea Abodi, tra una battuta e l’altra, compresa la replica del presidente federale sulle figuracce della politica e quella del ministro che ha detto di rivedere un po’ di Gigi Proietti in Malagò.

Il presidente proverà a velocizzare certe questioni apertissime, come il dossier stadi per gli Europei del 2032. Intanto, ha chiuso la partita di Mancini e ha voluto come direttore tecnico Claudio Ranieri, rivoluzionando anche i parametri anagrafici rispetto alle scelte precedenti.

Si preparano altre nomine, come Gianfranco Zola da vicepresidente della Lega Pro a responsabile delle Nazionali giovanili, il ritorno di Lele Oriali come team manager azzurro e lo staff di Mancini, che dovrebbe vedere Leonardo Bonucci, Massimo Maccarone e Antonio Gagliardi, oltre a Marco Roccati responsabile dei portieri.

Le dimissioni di Maldini e Leonardo dopo 16 giorni, i rifiuti garbati ma decisi di Gigi Buffon e Giorgio Chiellini, fanno capire che su Malagò e Mancini le pressioni e aspettative saranno ancora più forti, guardando al prossimo Europeo e soprattutto al Mondiale, che Gianni Infantino è deciso a portare a 64 Nazionali, il doppio rispetto al 2022 in Qatar, con qualche posto in più per l’Europa provando a dare una mano all’Italia dopo averla derisa.