di Massimo Boccucci
Soltanto ipotesi con illazioni e nessuna prova. Questa la sostanza della richiesta di archiviazione nell’inchiesta sugli arbitri e l’Inter da parte della Procura della Repubblica di Milano, con a capo Marcello Viola finito sui social con il video di un’intervista in cui parla orgogliosamente da tifoso interista nell’ufficio con incorniciate le maglie autografate dei suoi beniamini nerazzurri.
Le intercettazioni riempiono in gran parte le 18 pagine del decreto di archiviazione dell’Inter, ma la Procura fa sapere che si resta nel campo delle ipotesi o delle suggestioni. Tra le ipotesi c’è quella che le presunte interferenze dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, per il quale è stata chiesta l’archiviazione dall’accusa di frode sportiva, siano legate alla promessa di un’utilità «consistente in progressioni di carriera nel sistema arbitrale».
In questa Arbitropoli la base probatoria di tale ipotesi «è costituita dall’esistenza di ottimi rapporti – si legge nelle motivazioni della Procura di Milano – tra Gravina e Rocchi da in lato e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella Lega da parte dell’Inter, nella persona di Giuseppe Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gabriele Gravina».
Per la stessa Procura si tratta di una base probatoria «inidonea a provare l’ipotesi di frode sportiva specifica, che richiede un principio di prova, anche indiziario, di una promessa di utilità, posta in essere da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi, perché costui accelerasse interferenze volte a turbare la regolarità della gara». Per i pubblici ministeri milanesi «il vuoto probatorio degrada tale ipotesi al rango della mera illazione».
Sebbene le vicende relative alle cosiddette “bussate” nella sala Var sono state trasmesse dalla Procura di Milano ai colleghi di Monza per competenza territoriale, trovandosi la sala Var a Lissone, in Brianza, i pubblici ministeri meneghini esprimono anche valutazioni nel provvedimento che riguarda gli arbitri. La ricostruzione dei singoli episodi contestati «esclude la sussistenza di una prova – si legge nel provvedimento con cui archivia la società Inter per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti – che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare, ciò che costituisce in sé del delitto contestato».
Il quadro della giustizia ordinaria, al momento non quella sportiva a cui sono stati trasmessi gli atti e le intercettazioni, ricorda in tutto e per tutto quello appurato per lo scandalo di Calciopoli che nel 2006 ribaltò il calcio italiano punendo Juve, Milan, Lazio e Fiorentina, con le radiazioni per Giraudo, Moggi e Mazzini, e l’indagine successiva sull’Inter prescritta. La giustizia ordinaria sentenziò come non ci fosse stata alcuna alterazione dei risultati del campo. L’unica differenza è che vent’anni fa decise tutto e subito la giustizia sportiva, poi sconfessata e non confermata da pronunciamenti dei tribunali, con un altro ricorso ancora in piedi, proposto dall’ex dirigente juventino Antonio Giraudo e ammesso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.