di Massimo Boccucci
Ce lo ricorderemo questo Mondiale come un grande circo costoso, sfarzoso e redditizio con grandi artisti, ma senz’anima né alcuna gloriosa famiglia circense alle spalle, perché Gianni Infantino e il presidente americano Donald Trump, sostanziale padrone di casa, hanno rimediato tantissimi fischi e pressoché zero applausi.
Vogliamo fare il pagellone che riassume gli eroi e le delusioni di 39 giorni che hanno caratterizzato la Coppa del Mondo più lunga della storia e con più Nazionali in lizza.
Luis de la Fuente: voto 10. Un percorso da commissario tecnico federale della Spagna costruito in casa e che dalle giovanili ha cresciuto una generazione di fenomeni, capaci di vincere tutto. Guida autorevolissima, impronta forte e chiara, capacità di esaltare il talento e l’organizzazione, facendo leva innanzitutto sulla difesa, visto un solo gol subito. A 65 anni, compiuti il 24 giugno durante la scalata verso il tetto del mondo, ha raccolto la migliore semina. Avatar.
Stefano Bizzotto: voto 10. Il fuoriclasse dei commentatori. Competenza, vocabolario e ritmo, con Andrea Stramaccioni degna spalla. L’hanno capito tutti, meno la Rai che non gli ha concesso la finale meritata sul campo a furor di popolo e di addetti ai lavori. Chapeau.
Rodri: voto 9,5. Qualità, forma e sostanza, intelligenza. Questo giocatore ha dello straordinario. Anche lui ha fatto il compleanno durante la competizione, coi trent’anni compiuti il 22 giugno, e ha sfilato a Messi il Pallone d’Oro dei Mondiali, con grosse possibilità di vincere anche quello dell’anno, bissando il successo del 2024. Fotonico.
Kilyan Mbappè: voto 9. La Scarpa d’Oro con 10 gol segnati in 8 partite, avendo castigato 2 volte il Senegal, l’Iraq e la Svezia, una il Paraguay e il Marocco, 2 volte l’Inghilterra. Per lui 22 reti in 3 edizioni, che è record assoluto, e 66 in 106 presenze con la Francia. Ha 27 anni, può fare meraviglie. Iconico l’abbraccio a Deschamps, che aveva appena perso la madre, dopo il gol alla Svezia, inteso anche come ringraziamento per l’allenatore che più di tutti ha creduto in lui. Correrà per il prossimo Pallone d’Oro. Infinito.
Lionel Messi: voto 8,5. Un uomo solo al comando. L’Argentina è stata lui. L’ha trascinata per tutto il percorso nel tagliare il traguardo dei 39 anni. L’ultimo ad arrendersi anche nella finale. Ha scritto la storia del calcio, entrando di diritto tra i giganti. La standing ovation l’ha fatto piangere. Illuminato.
Vozinha: voto 8,5. Il quarantenne portiere di Capo Verde ha vissuto una favola durata 90 minuti, piegandosi solo ai supplementari contro l’Argentina dopo aver fatto miracoli. Personaggio.
Cristiano Ronaldo: voto 8. Ha giocato 6 Mondiali, protagonista per vent’anni, facendo incetta di numeri impressionanti, compreso aver segnato in tutte quelle edizioni. Il segno l’ha lasciato pure stavolta. Sempreverde.
Lamine Yamal: voto 7,5. Non ha inciso come avrebbe voluto, ma la personalità si è vista tutta e ha solo 19 anni. Arrivato con un infortunio alle spalle, si è messo al servizio della Spagna e ha comunque rappresentato un pericolo, tanto da essere temuto a prescindere. Luce accesa.
Didier Deschamps: voto 5,5. Ha fatto vedere una bella Nazionale fino alla sciagurata semifinale con gli spagnoli, quando l’episodio del rigore ha scompaginato tutto e la Francia si è volatilizzata. Aveva i favori del pronostico, grazie all’attacco stellare, e questo pesa nel giudizio. Passo d’addio.
Carlo Ancelotti: voto 5,5. Un trauma per il Brasile finire fuori agli ottavi, con tutte le attenuanti generiche perché comunque in un anno di lavoro non si possono fare miracoli. Ha provato a dare la sostanza oltre la forma. C’è riuscito a metà. Incompiuto.
Lionel Scaloni: voto 5. Messi-dipendente, poi soprattutto garra con un po’ di zuffe e qualche episodio fortunato. La finale l’ha più subita che giocata. Arrendevole.
Thomas Tuchel: voto 5. Come buttare via una finale del Mondiale e vivere infelici, al di là del ritorno dei Tre Leoni sul podio dopo 60 anni. Mai come stavolta l’Inghilterra poteva giocarsela, ma contro l’Argentina dopo il vantaggio ha sbagliato proprio tutto. Imperdonabile.
Donald Trump: voto 4. La telefonata a Infantino per far togliere in modo ignobile la squalifica a Balogun non è stata l’unica entrata a vuoto del presidente americano, che dal Mondiale non ha guadagnato in popolarità. Senza pudore.
Gianni Infantino: voto 4. L’uomo di potere per il potere. Una slot machine che misura tutto con i soldi, da tirare fuori anche giocando d’azzardo. Non ha passione per il calcio, non ha un’anima. Vede solo il business. Così non è sport. Nel 2027 dovrebbero riflette tutti bene se andare avanti con uno così. Arido.
Lele Adani: voto 3. Il peggiore in campo e fuori. L’atteggiamento enciclopedico, corredato da urlacci e castronerie, ha sollevato il popolo dei social che ha chiesto in tutti i modi alla Rai di rimuoverlo. Ci ha rimesso soprattutto un professionista come Alberto Rimedio. Il contratto scade, se glielo rinnovano è il diabolico perseverare. Supercazzola.