www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 3 luglio 2026

https://www.ilmessaggero.it/podcast/prima_pagina/3_luglio_rai_terremoto_politico_roma_guerriglia_maranza_la_prima_di_sting_umbria_jazz-9629510.html

di Massimo Boccucci

Bruno Conti sta alla Roma come l’acqua al pesce. Questione di vita. Anche adesso che ha concluso un percorso lunghissimo tutto giallorosso, pur se MaraZico è patrimonio nazionale dell’umanità per l’impronta sul calcio italiano, da campione del mondo dell’epico 1982 all’immagine di talento senza tempo che tutti gli hanno riconosciuto, in campo e fuori, compagni d’avventura e avversari quando giocava.

I suoi colori sono il giallo e il rosso, ma l’azzurro l’ha reso il campione di tutti. Gli è stato impossibile trattenere le lacrime nel chiudere 53 anni di Roma, perché dei 71 che gli consegna l’anagrafe, compiuti il 13 marzo scorso, il cuore e l’anima sono andati nell’unica direzione della capitale, da quando ha messo piede per la prima volta a Trigoria.

Ha detto gli amici nell’ultima serata da dirigente giallorosso che «per tutto c’è un inizio e tutto ha una fine». Ha raccontato di aver svuotato l’ufficio e salutato i dipendenti tra le forti emozioni. Ha confessato di volersi godere la sua famiglia, la moglie, la salute. Non è riuscito ad andare oltre: il groppo in gola gli ha tolto le parole e anche il respiro, tra gli applausi.

Lui per primo sa che questa storia, comunque, non finirà mai. Campione d’Italia, campione del mondo e simbolo di sacrificio votato alla causa, come dimostrò la volta in cui si mise la giacca per sedersi in panchina, nel 2005, salvando la Roma da una situazione quasi disperata. Conti non può andare in pensione né ora né mai, lui è un pezzo di Roma.

A quei colori ha lasciato tutto sé stesso e le promesse diventate realtà, come De Rossi, Aquilani, Pellegrini, Politano, Calafiori, Romagnoli, Florenzi, Scamacca, Bove, Frattesi, fino a Pisilli. La Roma, a dirla tutta, non si è rassegnata al suo addio, consapevole che è troppo grande il suo patrimonio di esperienza e di conoscenza per accettare il ritiro senza aver provato in ogni modo a convincerlo a ripensarci, tanto più alla vigilia di un centenario in cui la proprietà intende provare a coinvolgere i miti della storia giallorossa vicini al club, a partire da Francesco Totti.

Friedkin ha rimesso Conti al centro del settore giovanile, dopo che Pallotta l’aveva visto come uomo immagine. Dal 2021 è stato responsabile del coordinamento tecnico delle squadre dall’Under 11 alla 16; dall’anno successivo è passato alla gestione dei bimbi più piccoli, occupandosi della fascia 10-14 anni. L’occhio per il talento non l’ha mai perso: non c’è campo di Roma e provincia, dal centro alla periferia, che non abbia setacciato in cerca di un bravo calciatore, e anche oltre i confini della capitale.

Il club ha impresso sui social un «Grazie Bruno» con le foto dell’incontro amarcord a Trigoria tra Conti e Falcao, alla presenza dell’attore Lino Banfi. Da quanto ha scritto sulla rete il figlio Daniele, ex giocatore del Cagliari, la decisione di MaraZico sembra irrevocabile: «Si chiude un capitolo immenso. La Roma è stata la tua casa, prima sul campo da grandissimo campione e poi dietro la scrivania. Hai vinto tutto e hai scritto la storia. Ma la verità è che il trofeo più grande lo hai vinto con noi sei un campione immenso nella vita di tutti i giorni».

In tanti hanno pensato che mai come in questa storia si può sperare in Antonello Venditti. Certi amori – canta in una delle sue canzoni più belle – fanno dei giri immensi e poi… ritornano.