www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 22 giugno 2026

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di Massimo Boccucci

Questo è il giorno di Giovanni Malagò, la cui elezione alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio è più che scontata davanti allo sfidante Giancarlo Abete. L’assemblea federale elettiva della Figc si dà appuntamento questa mattina nella capitale, al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel, con la caratterizzazione della votazione straordinaria, a seguito delle dimissioni di Gabriele Gravina dopo la disfatta in Bosnia e la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali.

La sfida è tra due dirigenti di lunghissimo corso. Il meccanismo elettorale si basa su un sistema di voto ponderato, ciò significa che il peso politico specifico di ogni componente è molto importante e varia in base al grado di importanza. Anche se l’assemblea è composta fisicamente da 309 delegati, il calcolo delle preferenze esprimerà un valore totale complessivo ben superiore, per un totale di 516 voti.

C’è un blocco più influente in assoluto ed è quello rappresentato dalla Lega Nazionale Dilettanti, perché da sola rappresenta il 34 per cento dei voti complessivi. Poi, vengono le altre realtà che avranno diritto di preferenza: l’Associazione italiana calciatori pesa per il 20 per cento, la Lega di A vale il 18, la Lega Pro il 17, la Lega di B il 12 e l’Assoallenatori conta il 10 per cento.

Malagò punta a superare il 70 per cento, il confine tra una vittoria comoda e un trionfo, mentre Abete fissa la soglia minima fra il 35 e il 40 per cento e vuole innanzitutto dimostrare che società e delegati, al netto delle intenzioni di voto delle componenti, abbiano apprezzato le sue prospettive di riforma e i tentativi di tenere insieme il sistema.

Malagò ha incassato il sostegno ufficiale di Serie A, B, Associazione allenatori e Assocalciatori per provare a stravincere evitando di cominciare il suo lavoro con un’opposizione forte in Consiglio Federale, che entrambi hanno già annunciato di voler confermare in blocco. Non si è parlato di programmi precisi, strategie chiare e riforme vere perché tutto è filato via tra enunciati di principio.

Le percentuali non sono tutto. Anzi. Lo dimostra il fatto che Gravina ha governato con il 98,7 per cento dei consensi tra le varie componenti, ma il calcio italiano ha toccato sempre più il fondo fra debiti, scandali, inchieste, fallimenti in campo e fuori.

Malagò proverà a risollevarlo, senza dimenticare quel che disse il 16 novembre 2022, quando emersero delle intercettazioni telefoniche del giugno 2020. Nelle conversazioni con l’allora amministratore delegato di Sky Italia, depositate nell’ambito di un’inchiesta sui diritti televisivi, l’allora presidente del Coni definì i presidenti di Serie A «delinquenti veri», aggiungendo che la Lega si salvava solo perché organizzazione di diritto privato, altrimenti «li arrestavano tutti».

Abete dal canto suo viene visto come la perfetta continuità di Gravina. Malagò oggi vuole i grandi numeri e ripartirà dal ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Si è liberato dal fardello dell’ineleggibilità grazie al semaforo verde dell’Anac sulle cosiddette “porte girevoli” su tempistiche e modalità nel passare da un incarico all’altro. Chissà se l’elezione di oggi basterà per la svolta, che nello sgangherato calcio italiano tutti auspicano.