di Massimo Boccucci
Ci sono voluti 34 Gran Premi per rivedere la Ferrari vincere in Formula Uno. Non succedeva dal 27 ottobre 2024, quando Carlos Sainz vinse la gara di Città del Messico. C’è voluta tanta pazienza per vedere Lewis Hamilton salire per la prima volta sul gradino più alto del podio, da quando il 22 gennaio 2025 si è presentato al mondo al volante di una rossa, per conquistare la vittoria numero 106 in carriera. Barcellona ha rilanciato il Cavallino: ora Hamilton è secondo nella classifica piloti, tra le due Mercedes, con 115 punti, dietro Kimi Antonelli rimasto a 156 dopo il ritiro in Catalogna e davanti a George Russell a 106.
Al settimo appuntamento del Mondiale, in questa stagione così incerta e imprevedibile, il campione britannico ha spezzato l’incantesimo, sulla pista dove aveva già vinto 6 volte. Un successo che – come ha tenuto a sottolineare lo stesso Hamilton – è figlio del grande lavoro della squadra, che proprio a Barcellona ha portato un importantissimo pacchetto di aggiornamenti sulla Ferrari, dimostrandosi competitiva per tutto il weekend, soprattutto rispetto a quella che sembrava una Mercedes imprendibile.
Lewis si è lasciato andare alle emozioni: «Avevo iniziato con un sogno l’anno scorso – ha detto -, poi è passata un’annata impossibile, ma non abbiamo mai mollato la speranza. Il team ha cercato sempre di tenermi su di morale, abbiamo portato miglioramenti e, se questo non bastasse, ho i tifosi migliori del mondo e abbiamo raggiunto tutto quello che insieme sognavamo. La Ferrari è il più grande team del mondo e lo merita».
Il dominio Mercedes si è fermato a Barcellona per il secondo posto di Russell, mentre terza si è piazzata la McLaren del campione del mondo Lando Norris. Una gara sfortunata per la scuderia tedesca: Antonelli a 4 giri dalla fine, dopo aver sorpassato il compagno di squadra, è stato costretto al ritiro.
«È inaccettabile – ha tuonato Toto Wolf – perdere le macchine così. George a Montreal, stavolta Kimi. Sono molto arrabbiato, non sono contento della nostra strategia, abbiamo perso due volte».
Il diciannovenne bolognese residente a San Marino ha candidamente ammesso di sentirsi «un po’ vuoto dentro perché stavo andando veramente forte. Il nostro punto debole – ha aggiunto – è l’affidabilità. Da quello che ho capito, il problema che ho avuto sembra essere lo stesso di Russell in Canada. Non è colpa di nessuno, sono cose che capitano, ma dobbiamo continuare a lavorare perché abbiamo perso punti importanti». Prima o poi doveva succedere: non può andare sempre tutto liscio. Antonelli l’ha capito a Barcellona e si regolerà di conseguenza.