www.ilmessaggero.it 12 giugno 2026

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di Massimo Boccucci

Dal Sassuolo, di cui è stato costruttore di certezze al fianco della famiglia Squinzi, prima col patron Giorgio e poi con i figli Veronica e Marco, alla Juventus, contando di diventare costruttore di nuovi successi bianconeri lavorando con gli Agnelli. Giovanni Carnevali ha 65 anni e dal 2014 a oggi è stato il perno del progetto Sassuolo come amministratore delegato e direttore generale, stessi ruoli che assume alla Juve. Segni particolari, andando oltre i fattori manageriali e tecnici: serietà, stile, modi pacati, parole misurate. In queste ore gli passano sotto gli occhi tutte le tappe della sua vita sportiva, dalle prime esperienze con la Milanese, dove ha conosciuto Ariedo Braida e Giuseppe Marotta (con il quale ha lavorato al Monza), e il Pavia, per poi salire nel 1990 in Serie B con il Como e a seguire col Ravenna.

Impronta Master Group

Ha dato vita alla società Master Group Sport, con cui collabora a vari livelli per realizzazione di progetti ed evento, gestendo le cerimonie scudetto e della B, la finale di Coppa Italia, la Supercoppa Italiana, la presentazione dei calendari e il calciomercato. Master Group è legato anche alla pallavolo e dal 2018 è advisor commerciale della Federazione italiana pallacanestro. Nel giugno del 2014, l’allora patron del Sassuolo, Giorgio Squinzi, affida a Giovanni Carnevali la società per condurla sia a livello sportivo che societario. Ne è diventato l’uomo di fiducia, il riferimento irrinunciabile fin dall’inizio e ancora di più quando la malattia ha minato l’imprenditore scomparso il 2 ottobre 2019 lasciandogli il compito di andare avanti.

L’amico Marotta

La sua amicizia con Beppe Marotta, presidente dell’Inter, è risaputa, al di là del fatto che ne sia stato anche il testimone di nozze: «È un amico – ha detto di lui – oltre che il mio maestro. Ci conoscemmo quando lui era al Monza e io alla Milanese, una società dilettantistica che aveva una squadra di Giovanissimi fortissima. Gli ho suggerito un ragazzo, lui si è fidato e allora gli ho regalato il cartellino. La nostra amicizia è nata così e ne vado orgoglioso».

Il percorso

Carnevali è l’uomo del Sassuolo in Europa League con Eusebio Di Francesco in panchina. Un lungo ciclo di conquiste dalla sana provincia emiliana, con la capacità di gestire anche l’amarezza della retrocessione subito riscattata tornando in Serie A l’anno scorso. Un manager, un organizzatore, un uomo equilibrato con la missione da compiere sempre chiara come far tornare i conti, valorizzare talenti e fare buoni affari.

Anagrafe verde

Carnevali ha guardato alla carta d’identità dei giocatori, senza rinunciare però al peso specifico dell’esperienza come quando l’anno scorso è arrivato il trentasettenne Nemanja Matic. Ha guardato ai settori giovanili ma in modo crescente anche al mercato estero, ricordando quando con il ritorno in A ha dato il via libera a 10 volti nuovi tutti stranieri e di altrettanti Paesi diversi. In mezzo a questo gli affari veri e sostanziosi, vedi le operazioni Locatelli, preso a 14 milioni dal Milan e rivenduto alla Juve per 36, Frattesi, acquisito per 14 milioni dal settore giovanile della Roma e ceduto per 31,4, e Scamacca costato 4 milioni e rivenduto a 38,5. L’area scouting ha funzionato a dovere e Carnevali si è fidato dei suoi uomini di riferimento, come Francesco Palmieri che ha voluto alla guida del settore giovanile per poi portarlo a fare il direttore sportivo della prima squadra dopo la retrocessione in B.

Mosse internazionali

Sul fronte internazionale parlano per Carnevali le mosse Demiral, preso a 8 milioni e venduto a 19, e Boga tesserato a 4 e ceduto a 22 all’Atalanta (oggi lo ritrova alla Juve), aggiungendo i vari Politano, arrivato dal Pescara a 8 e ceduto a 21 all’Inter, Sensi, portato dal Cesena a 5,5 milioni e rivenduto a 5 più 25 di riscatto) e Raspadori cresciuto nel vivaio e ceduto per 28 milioni al Napoli. L’unico intoccabile è stato sempre Berardi: chissà se continuerà a essere così. Infine, il capitolo allenatori passando da Eusebio Di Francesco, ad Alessio Dionisi, Roberto De Zerbi e Fabio Grosso con qualche breve parentesi come Cristian Bucchi e Beppe Iachini. Fino a seminare per l’approdo di Alberto Aquilani. Già, l’ultima è stata una semina: il raccolto competerà ad altri.