www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 3 giugno 2026

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di Massimo Boccucci

Avrebbe dovuto essere per gli azzurri il warm up del Mondiale e invece l’amichevole Lussemburgo-Italia di stasera, alle 20.45 allo Stade de Luxembourg con diretta su Rai Uno, è diventata, insieme alla trasferta in Grecia di domenica prossima, l’inutile che viene fatto passare faticosamente per l’utile solo a Silvio Baldini, pronto al debutto a 67 anni suonati e senza una storia alle spalle che ne motivi questa nobile responsabilità, cosa che in fondo ha ammesso lui stesso.

Baldini deve tutto a una promozione in Serie B ai playoff l’anno scorso del Pescara, che ha sedotto e abbandonato annunciando di voler stare fermo salvo ritrovarsi sulla panchina dell’Under 21. L’ultima trovata di Gabriele Gravina prima del tracollo in Bosnia, come epilogo di strategie e scelte una peggiore dell’altra tra la gestione dei campionati e i percorsi azzurri.

Baldini alza una cortina di fumo con l’Italia più giovane di sempre, dall’età media di 20 anni e mezzo, che si muove sotto l’ala di Gigio Donnarumma e che si riduce alle regole da college apparentemente oxfordiano, perché i 25 ragazzi devono svegliarsi non oltre le 9 e lasciare i cellulari nel cassetto delle camere doppie, triple per i portieri, non come imposizione ma una scelta guidata. Ci sono quattro giocatori del 2008, tre del 2006, sette del 2005 e nove del 2004.

Il commissario tecnico improvvisato l’ha buttata in filosofia. «Qui non ci sono regole, ma se uno sgarra va a casa», ha detto senza specificare cosa significhi concretamente sgarrare. L’Italia più giovane della storia ha la faccia di Pio Esposito, Pisilli e Palestra, gli unici, oltre a Donnarumma, ad aver esordito con la Nazionale dei grandi e vissuto l’incubo bosniaco. Poi ci sono quelli che giocano altrove e in qualche modo azzurri acquisiti al di là del cognome.

L’amichevole inutile di stasera serve un po’ per il ranking, così come quella di domenica, e se non dovesse lasciare neppure quel segno aggiungerebbe depressione alla depressione, aspettando il 22 giugno l’elezione del nuovo presidente federale, cioè Giovanni Malagò salvo sorprese, e il nuovo commissario tecnico che dovrà andare oltre la suggestione del momento, quel Baldini che insiste molto su un concetto: se si perde il pallone bisogna correre. L’Italia lo ha perso il pallone e da anni corre a vuoto.