LA TRADIZIONE
GUBBIO Che bello vedere aperto sul far della sera il chiostro della basilica di Sant’Ubaldo. I giovanissimi ceraioli l’hanno oltrepassato in scioltezza senza impedimenti, concludendo così nel migliore dei modi, tutti insieme in unità, la Festa dei Ceri Piccoli. È stato reso in questo modo il migliore omaggio davanti l’urna che custodisce le spoglie incorrotte del patrono. Sono entrati insieme nel chiostro e hanno “scavjato” (smontato) i Ceri, festeggiando uniti l’epilogo della corsa dopo aver risalito il monte Ingino sotto la pioggia. Non c’era il portone che il 15 maggio e per i Ceri Mezzani diventa ogni anno una “barriera” trasforma in competizione una corsa secolare che è agonismo ma non certo una gara.
I bambini hanno sempre una marcia in più, sono lontanissimi dai fanatismi e dai protagonismi individuali che vanno contro i valori autentici della festa. I ceraioli, fin da piccolissimi e senza distinzione (ci sono le mute miste con bambini e bambine), hanno il senso dell’identità, ciascuno con il proprio Cero senza le storture che portano gli adulti tra le tensioni e polemiche, com’è successo per i Ceri Mezzani lo scorso 24 maggio all’arrivo in basilica. Come d’incanto il diluvio ha lasciato il posto a squarci di sole tra le nuvole e i Ceri Piccoli si sono presi la scena per la corsa in città del pomeriggio, poi la salita sugli stradoni del monte Ingino sotto l’acqua che ha chiuso il 2026 ceraiolo, cominciato la prima domenica di maggio e proseguito fino al 2 giugno.
La mattina è stata limpida con il coinvolgimento emotivo dei tanti presenti in piazza Grande per l’Alzata e le tre “girate”. C’è stato il debutto con la fascia tricolore di Greta Orsini, neo eletta sindaco dei ragazzi e delle ragazze. Entusiasmo irrefrenabile, voglia di correre e di sprigionare energia in quello che è il primo contatto con la tradizione. I piccoli cominciano in tenerissima età, prima indossando già dai primi giorni di vita la divisa e poi col primo contatto quando non hanno ancora un paio d’anni. Il copione è lo stesso con i Capitani, Thomas Caccavo e Niccolò Pierotti, seguiti dall’alfiere Maria Cerbella e dal trombettiere Andrea Ragnoni, con i Capodieci Pietro Bei Angeloni di Sant’Ubaldo, affiancato dal Capocetta Alessio Fiorucci, Damiano Fioriti per San Giorgio con Pietro Martini il Capocetta e Pietro Cappannelli di Sant’Antonio con al fianco il Capocetta Giovanni Mancinelli. Qui emerge tutta la purezza ceraiola. La tempra e l’agonismo fanno parte della crescita: i Ceri Piccoli e Mezzani sono un avvicinamento per imparare a correre sotto le “stanghe” il 15 maggio. Non contano le incertezze: pendute e cadute fanno parte del gioco e rappresentano anche per i bambini la metafora della vita col riscatto dopo le difficoltà. Hanno funzionato soltanto in parte gli appelli agli adulti, genitori in primis, di non intromettersi per lasciare ai bambini tutta la spontanea e sana esuberanza. L’invadenza degli adulti resta sempre la parte peggiore di questa festa.
Massimo Boccucci