Il Messaggero Umbria 30 maggio 2026

LA TRADIZIONE

GUBBIO Tocca ai bambini, anche in tenerissima età. I Ceri Piccoli sono il battesimo ceraiolo e il 2 giugno è entrato nella tradizione chiudendo il lungo mese delle feste. Si preparano i Capitani, Thomas Caccavo e Niccolò Pierotti, con i Capodieci, Pietro Bei Angeloni di Sant’Ubaldo (Capocetta Alessio Fiorucci), Damiano Fioriti per San Giorgio (Capodieci Pietro Martini) e Pietro Cappannelli (Capodieci Giovanni Mancinelli). Ripartono gli appelli ai genitori perché i giovanissimi vengano lasciati liberi di esprimersi senza intromissioni e pressioni.

«Non intromettetevi nella corsa – ha evidenziato l’associazione Maggio Eugubino che organizza la festa dei Ceri Piccoli -, non li fermateli, date tutti i consigli che volete ma lasciate liberi i vostri figli. I Ceri Piccoli sono una palestra e un momento di avvicinamento al Cero, lasciate che lo vivano nel modo a loro più congeniale». Il sodalizio organizza, con la collaborazione dell’Università dei Muratori e il sostegno della Fondazione Perugia, gli appuntamenti gratuiti della colazione, il pranzo dei ceraioli e la merenda salendo sul monte Ingino.

Suscita reazioni e accende il dibattito, invece, quanto scritto dal Maggio Eugubino sull’arrivo al chiostro della basilica dopo le diatribe di domenica scorsa per i Ceri Mezzani tra tensioni e discussioni perché i ceraioli di Sant’Ubaldo non sono riusciti a chiudere il portone e i sangiorgiari ne hanno approfittato tra liti e critiche anche dal pulpito nella basilica, dove il cappellano dei Ceri e vicario generale della Diocesi, don Mirko Orsini, ha biasimato l’epilogo richiamando i valori della resta. L’associazione Maggio Eugubino apre però un fronte molto polemico, con reazioni a catena, anche se la posizione sull’epilogo ce l’ha da lunghi anni: «Al fine di evitare situazioni di difficoltà, turbativa e imbarazzo nelle scelte da effettuare alla porta della basilica di Sant’Ubaldo, nel ritenere comunque che la festa debba ripercorrere i passaggi fondamentali dei Ceri e dei Ceri Mezzani, auspica che all’arrivo in cima al monte Ingino da parte del Cero di Sant’Ubaldo la porta venga, se possibile e se si vuole, chiusa.

Si auspica invece, altresì, che come avvenuto in particolare per i Ceri Piccoli negli ultimi anni, per ricomporre insieme il tributo e l’omaggio al patrono, il Cero di Sant’Ubaldo venga scavjato (smontato) insieme a San Giorgio e Sant’Antonio all’interno del chiostro». Il passaggio delicato sulla libertà ai ceraioli santubaldari di provare a chiudere il portone del chiostro sul monte Igino, davanti a San Giorgio e Sant’Antonio è sembrato un incoraggiamento a fare della corsa una gara che non è, con la competitività estrema riversata negli ultimi metri fino alla scalea della basilica. Ci sono stati reazioni fortemente negative, tenuto conto oltretutto che per i Ceri Piccoli è rimasto tradizionalmente aperto rinunciando al braccio di ferro.

Massimo Boccucci