di Massimo Boccucci
Al borgo di Solomeo, dove c’è il quartier generale della casa di moda internazionale di Brunello Cucinelli, il re del cashmere nonché fondatore dell’omonimo marchio di lusso con sede nel piccolo paradiso medievale alle porte di Perugia, sono state scoperte ieri le carte dell’European Golden Boy Top 100, ovvero la lista dei migliori under 21 che giocano nei campionati europei.
La cornice della maison offre uno scenario unico nel suo genere, parlando di calcio nel padiglione B dove si scelgono e si lavorano i tessuti, dove le sarti e i sarti realizzano i capi che fanno il giro del mondo. Cucinelli parla di bellezza e armonia applicate allo sport più popolare e amato in Italia, ma anche tremendamente in difficoltà.
Tra i 100 giovani annunciati ci sono gli italiani Camarda, Inácio, Reggiani e Ahanor. Ci sono anche Britschgi del Parma e Vaz della Roma che giocano in Serie A. I campioni di Francia del Paris Saint-Germain avranno la possibilità di fare il bis dopo Désiré Doué l’anno scorso: i centrocampisti Warren Zaïre-Emery (secondo in classifica ma di fatto in testa perché Lamine Yamal l’ha vinto nel 2024 e non può concorrere) e Senny Mayulu e i più offensivi Ibrahim Mbaye e Dro Fernández. La Premier League è il campionato maggiormente rappresentato da 21 giocatori, contro i 16 della Bundesliga e della Ligue 1.
L’elenco dei magnifici 100 è venuto dopo il panel che ha visto sfilare Paratici, Cherubini, Galliani, Capello, Cuesta, Sara Gama, Peruzzi, Amelia, Zaccardo, Stirpe, compresi i collegamenti con Malagò e Grosso.
Il più scatenato di tutti Fabio Capello. L’ex tecnico di Roma, Milan e Juve ha sferrato un attacco a Pep Guardiola, quasi scongiurandone la chiamata come commissario tecnico della Nazionale: «Il guardiolismo ci ha rovinati – ha detto -, abbiamo voluto copiare con giocatori non all’altezza. Non abbiamo più insegnato a difendere e a parare. Con il guardiolismo abbiamo fatto il possesso palla che fa venire il latte alle ginocchia e annoia. Quando l’allenatore dice non perdiamo la palla, di fatto togli la personalità al giocatore che non rischia più. Ho visto City e Chelsea, davano la palla al portiere proprio all’ultimo momento. Noi dobbiamo fare questo cambio di mentalità, dobbiamo avere voglia di rischiare e giocare più in verticale. E senza tecnica non vai da nessuna parte. Io al Real Madrid non avevo bisogno di fare 25 passaggi – ha aggiunto Capello rivolto a Cuesta – perché con quattro si arrivava in porta e si faceva gol».