www.ilmessaggero.it Prima Pagina podcast 18 maggio 2026

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di Massimo Boccucci

Il cielo è azzurro sopra il Foro Italico. Erano cinquant’anni che si aspettava un italiano capace di sollevare il trofeo di casa nel singolare maschile. Un passaggio di consegne storico agli Internazionali d’Italia, con il ragazzo sceso dalla Val Pusteria per riscrivere la storia del nostro tennis davanti a Panatta, l’Adriano Nazionale che nel 1976 aveva regalato la storica doppietta Roma-Parigi, mai più centrata da nessuno. Intanto, Jannik Sinner ha fatto il passo più atteso, battendo Casper Ruud 6-4 6-4, e adesso virerà verso la Senna, dopo aver dragato il Tevere.

Pochi giorni per staccare, riprendersi da un tour de force incredibile che lo ha visto giocare praticamente ogni due giorni finendo per vincere Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma. Un giro del mondo che trova il suo approdo nel Golden Masters, ovvero la conquista di tutti i nove Masters 1000 del circuito, come solo Novak Djokovic è riuscito a fare, ma a 31 anni e non a 24 come Jannik.

I paragoni con i giganti si sprecano: tre 1000 sul rosso nella stessa stagione come solo Rafa Nadal, il re della terra, è riuscito a fare. E poi 34 vittorie consecutive nei 1000, con 29 di fila dall’ultima sconfitta a Doha nei quarti contro Mensik, a febbraio. Ad applaudirlo c’è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con cui Jannik scambia un paio di battute scherzose durante la premiazione, che lo scorso anno aveva festeggiato il trionfo di Jasmine Paolini e quest’anno raccoglie il doppio successo singolare-doppio grazie anche a Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

«Questo era il cinquantesimo anniversario – ha detto Sinner – della vittoria di un italiano e sono contento che a riportare il trofeo sia stato un italiano, uno di noi. Non sono stato perfetto, ma ho cercato di fare del mio meglio. Non è sempre facile, ma sono felice e devo ringraziare chi si prende cura del mio corpo, così come i miei coach, per un trofeo bellissimo».

Jannik è stato un po’ meno Jannik, è andato a sprazzi ma quel che è bastato per frenare le speranze di Ruud, solido ma alla fine impotente nei momenti chiave della finale. Sinner non è mail uscito dal match e si è caricato quando i diecimila del Centrale cantavano «Olé Sinner» e sono rimasti silenti per non disturbare quando serviva per il trofeo. Mamma Siglinde si è messa una mano sul volto, l’ansia non l’ha mai abbandonata. Gioco, partita, incontro. Il sorriso, le braccia aperte. È scattato in piedi anche il presidente Mattarella. Il resto è la festa.

Hanno fatto la storia anche Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Mai a Roma aveva trionfato una coppia tutta italiana nel doppio maschile, nemmeno i mitici Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Sette finali giocate, sei perse e una, nel 1960, sospesa e mai terminata. Ci sono riusciti Bolelli e Vavassori che nel Centrale carico di tifo hanno battuto 7-6, 6-7 10-3, in due ore e 17 minuti, lo spagnolo Marcel Granollers e l’argentino Horacio Zeballos, una delle coppie più forti al mondo, vincitrice di due Slam lo scorso anno.

L’albo d’oro del doppio maschile degli Internazionali riportava, fino a ieri, i nomi di qualche italiano sparsi qua e là, ma solo in coppia con colleghi stranieri: Del Bono nel 1931 con il britannico Hughes, De Stefani nel 1932 ancora con Hughes, Palmieri nel 1934 con l’irlandese Rogers e Camporese nel 1991 con il croato Ivanisevic.

Nel 2026, nell’edizione numero 83 del torneo e a 96 anni di distanza da quando tutto ebbe inizio, questo vuoto viene colmato, ricordando che in campo femminile le italiane si sono già imposte cinque volte, le ultime due nel 2024 e nel 2025 con Sara Errani e Jasmine Paolini. Per Bolelli, che il mese scorso ha perso il papà, e Vavassori si tratta di un capolavoro: insieme dal 2021 hanno messo in bacheca 10 titoli Atp come coppia, di cui due a livello Masters 1000, ovvero Miami e Roma entrambi quest’anno, sono arrivati tre volte in finale negli Slam, hanno partecipato a due edizioni delle Atp Finals e prima coppia italiana a raggiungere le semifinali, nel 2025. Sono al momento terzi nella classifica mondiale di specialità.  Festa anche per loro.