Il Messaggero Umbria 15 maggio 2026

L’EVENTO

GUBBIO Tutti per i Ceri, nella giornata più lunga e bella che gli eugubini vivono fino in fondo, trascinando tra l’entusiasmo quanti vengono da ogni dove. Si corre, si canta, ci si appassiona, ci si diverte in una festa di popolo che non è mai una gara. Si prendono la scena i protagonisti, i Capitani Daniele Pencedano e Stefano Pauselli, i Capodieci Gabriele Fofi di Sant’Ubaldo, Francesco Spogli per San Giorgio e Alessandro Lepri di Sant’Antonio. Pronti a trepidare tutti quelli che si portano dietro le proprie radici. In 450 hanno partecipato, su 650 presenti di cui 150 dagli Usa, alla cena di benvenuto, organizzata dall’associazione Eugubini nel Mondo al centro servizi Santo Spirito, con le famiglie da Thann, Jessup, Salon-de-Provence, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Canada e Argentina.

Il presidente Mauro Pierotti e tutti i collaboratori hanno ancora una volta alimentato il migliore spirito ceraiolo tra musica e allegria. C’è nella festa anche un crescente coinvolgimento femminile nel trasmettere i valori, come fa Marcella Marcelli Minelli, ceraiola doc seguita quotidianamente da migliaia sui social dove ha scelto di raccontare portando i suoi pensieri in libertà. «Quanta gente e quanti ceraioli ho incontrato sulla mia strada in tutti questi anni – racconta Marcella -, ognuno mi ha lasciato qualcosa. Noi donne mettiamo al mondo i ceraioli e io vivo i Ceri né più né meno come gli uomini, Non li ho portati, ma li ho sempre nel mio cuore. In tempo di guerra le donne li hanno anche presi, come l’indimenticabile Peppona, la nonna di suor Agnese. Mi vanto di non aver mai visto correre i Ceri da una finestra, voglio vedere da vicino e sentire tutto».

Il marito Luigi (‘L Billo) ha preso il Cero di Sant’Ubaldo per 19 anni con la muta della Statua e per altrettanti è toccato a Matteo: «Sono stata in pena per il figlio e meno per Gigi, forse perché ero più giovane e anche inconsapevole. Mio marito l’ho sempre visto ceraiolo, stiamo insieme da 58 anni e quando ha alzato il Cero Mezzano nel 1966 eravamo già fidanzati. Proprio quell’anno i Ceri Mezzani vennero rifatti e l’indimenticabile Umberto Vispi, il Tacche, gli disse che l’avrebbe alzato. A quel tempo non si chiedevano i voti e ricordo che non c’era stato alcun rinfresco perché di soldi non ce n’erano. La corsa andò bene. Oggi sono felice che per i 60 anni farà il Capodieci suo nipote Umberto Vispi, che porta proprio il nome del nonno». Cresciuta in una casa di ceraioli, non ha mai dimenticato l’eredità che le hanno lasciato: «Mio nonno Luigi Poggi, Pulpettone, e mia mamma Iole mi hanno trasmesso la passione. Era tutto più genuino».

Massimo Boccucci